12 Settembre 2017
10:12

Maltempo, inutilizzati i fondi del piano anti alluvioni: spesi cento milioni su 8 miliardi

L’operazione era stata lanciata dal governo Renzi nel 2014, ma ha visto pochissimi progetti esecutivi da parte di Regioni e Comuni. Peraltro, meno del 6% degli interventi “necessari e prioritari” segnalato era effettivamente corredato da un piano esecutivo. Interventi “fantasma” anche a Livorno.
A cura di Biagio Chiariello

Quasi 8 miliardi di euro, da spendere entro il 2023, per evitare tragedie legate ai nubifragi, proprio come quella avvenuta a Livorno. Sono passati tre anni da quando il governo Renzi ha lanciato il Piano contro i dissesti idrogeologici, "Italiasicura", ma di quella domma sarebbero stati utilizzati appena 114 milioni. Meno dell'1,5% dei fondi stanziati. Non solo: meno del 6% degli 8.926 interventi "necessari e prioritari" segnalati dalle Regioni quando fu lanciato il Piano, si nota che pochissimi sono corredati di un progetto esecutivo: appena il 6 per cento. Con interventi "fantasma" anche a Livorno. A riportarlo è Repubblica.

Il caso dei fondi mai usati

Nello specifico, il piano contro le alluvioni prevedeva nel caso del comune toscano due interventi, bloccati allo stadio preliminare. Essi però non riguardano il Rio Ardenza e il Rio Maggiore, cioè i due corsi d'acqua straripati all'alba di domenica, ma il torrente Ugione. Nonostante un investimento di 3,5 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono altri due previsti dalla Regione Toscana, i tempi di consegna non sono ancora stati fissati. Così come è un mistero quando cominceranno i lavori da 2 milioni di euro, ancora sul Rio Ugione, finanziati da almeno sette anni dalla Regione e mai cominciato. "Avrebbero mitigato il rischio su quel canale, certo, ma poco sarebbe cambiato", osserva Giovanni Massini, ingegnere della Protezione civile Toscana. "Dopo le alluvioni del 1991 sull'Ardenza e sul Maggiore le casse di espansione si sono fatte. E nel 2017 abbiamo fatto la manutenzione: ciò che è successo è colpa di un evento davvero eccezionale".

Ma, come detto, la burocrazia-lumaca che traspare dalle tabelle della Struttura di missione contro il dissesto riguarda migliaia di emergenze sparse lungo tutto lo Stivale, evidenzia Fabio Tonacci: 1.240 in Campania, 962 in Sicilia, 761 in Piemonte, 458 in Toscana. A complicare il tutto concorrono le etichette sui progetti che ne certificano la lontananza dalla realizzazione: "preliminare", "fase istruttoria", "studio di fattibilità". Tutte formule che impediscono il trasferimento dei fondi, che avviene soltanto quando un dato progetto riporta la voce "esecutivo".

La preoccupazione del ministro dell'Ambiente

Da parte sua il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, in un’intervista col Messaggero sull'emergenza maltempo, si dice "molto preoccupato per l'inverno che sta arrivando: i cambiamenti climatici non riguardano solo un'altra parte del pianeta o i nostri figli, riguardano noi, adesso, in Italia. Allora le città devono dare una risposta immediata sul fronte della prevenzione: per questo dico manutenzione, manutenzione, manutenzione".  Galletti ammette che le risorse “ci sono” e che "bisogna solo spenderle". Il ministro parla di "quasi 2 miliardi di euro, ma tra quando si decide un'opera e quando poi la si realizza passa molto tempo. Sia chiaro: alcune cose sono state fatte, a Genova, ad esempio, a Milano, nella stessa Toscana, o ancora in Romagna. Qui a Livorno siamo pronti a sostenere progetti di messa in sicurezza dei torrenti, a partire dall'idea del presidente Rossi dello stombamento del Rio Maggiore: se mi presentano progetti credibili, le risorse le troviamo. Le condizioni per la dichiarazione dello stato di emergenza ci sono e credo che il consiglio dei ministri dirà sì. Vedremo in che termini e con quanti fondi" conclude Galletti.

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