Le macerie sono ancora per buona parte lì, la fine della ricostruzione è ancora un miraggio, ma dal primo gennaio del 2021 i terremotati del Centro Italia proprietari di immobili inagibili dovranno tornare a pagare i costi fissi di acqua, corrente elettrica e gas. Nonostante l'innegabile svolta impressa dal nuovo commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini – che sta colmando molte delle lacune dei suoi tre predecessori (Piero Farabollini, Paola De Micheli e Vasco Errani) – a oltre quattro anni dagli eventi sismici del 2016 per i terremotati è in arrivo una nuova beffa, stavolta per mano dell'Arera, l'autorità di regolazione per l'energia, le reti e l'ambiente. L'ente ha infatti ha stoppato la proroga delle agevolazioni oltre il termine del 31 dicembre 2020 nonostante il decreto legge del 14 agosto, poi convertito in legge a ottobre, prevedesse la possibilità di rinviare oltre quella data su sollecito proprio dalla stessa struttura commissariale post-sisma. La questione non riguarda solo i terremotati di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo le cui case sono state distrutte il 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, ma anche quelli dei comuni campani di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio, interessati dal sisma del 21 agosto 2017.

Dal 2021 si pagheranno le bollette anche sulle case inagibili

I proprietari di immobili inagibili che finora hanno potuto beneficiare di una sospensione nel pagamento delle bollette dal primo gennaio 2021 dovranno tornare a pagarle, almeno per la quota fissa che ammonta a 50/60 euro circa a bimestre e nonostante da anni non mettessero piede nelle loro case, negozi e capannoni. La beffa riguarda decine di migliaia di terremotati soprattutto del Centro Italia, molti dei quali dopo gli eventi sismici non hanno mai disdetto le loro utenze fiduciosi in una rapida ricostruzione almeno per le abitazioni con danni lievi. Invece oltre alle bollette delle Sae (soluzioni abitative d'emergenza) dovranno pagare anche quelle delle vecchie case, spesso crollate o da demolire e ricostruire.

Una delibera del 3 novembre dell'Arera, l'autorità di regolazione per l'energia, le reti e l'ambiente, stabilisce – testualmente – di "non procedere ad un ulteriore proroga delle agevolazioni oltre il termine del 31 dicembre 2020, possibilità contemplata dall’articolo 57, comma 18, lettera b), del decreto-legge 104/20, in considerazione dell’esigenza di non far gravare eccessivamente sul sistema e conseguentemente sulla generalità degli utenti e dei clienti finali diversi da quelli colpiti dai menzionati eventi sismici l’onere relativo alla copertura delle suddette agevolazioni, nonché di garantire, in un’ottica di uniformità di trattamento, un allineamento anche temporale rispetto alle misure di tutela già previste per le popolazioni coinvolte da altri eventi calamitosi, per le quali non si è mai proceduto a disporre agevolazioni di natura tariffaria per un periodo superiore a 36 (trentasei) mesi, salvo nei casi in cui ciò sia stato espressamente previsto dal legislatore (come nel caso di specie".

Insomma, a più di 4 anni dai terremoti del Centro Italia del 2016 molto poco è stato fatto per la ricostruzione. Solo negli ultimi mesi è stata impressa l'accelerazione che migliaia di cittadini attendevano, ma i cui effetti saranno tangibili non nell'immediato. Nel frattempo, però, i proprietari di edifici inagibili saranno tenuti a pagare ugualmente le bollette sulle macerie delle loro vecchie case.

Arera: "Ecco perché non concediamo altre proroghe ai terremotati"

Arera ha così motivato la decisione di far tornare a pagare le bollette a tutti i terremotati: "L’Autorità ha scelto di non dare seguito alla possibilità di estendere la proroga delle agevolazioni oltre il termine del 31 dicembre 2020 in considerazione dell’esigenza di non far gravare eccessivamente sul sistema energetico (e sulla generalità degli utenti e clienti finali) nonché di garantire, in un’ottica di uniformità di trattamento, un allineamento anche temporale rispetto alle misure di tutela già previste per le popolazioni coinvolte da altri eventi calamitosi (per le quali non si è mai proceduto a disporre agevolazioni di natura tariffaria per un periodo superiore a 36 mesi). Si tenga conto inoltre che per altri eventi calamitosi non vi è stato alcun tipo di intervento a favore delle popolazioni colpite". Inoltre, secondo l'autorità, "negli anni trascorsi dal sisma ad oggi, tutti gli utenti hanno avuto la possibilità di disattivare e riattivare gratuitamente le loro utenze qualora site in edifici inagibili. La decisione di mantenere attive le proprie utenze inagibili comporta dei costi fissi, che per oltre 36 mesi sono stati compensati dalla collettività. Il periodo di 36 mesi, usato in situazioni precedenti per misure di sostegno, è stato – di fatto – portato a oltre 48 mesi nel caso specifico. Continuare con proroghe a favore delle utenze inagibili produce una condizione iniqua, sia rispetto alla popolazione coinvolta in altri eventi calamitosi che sul sistema energetico generale, con costi a carico della collettività  senza produrre nessun beneficio per tali utenze che in quanto inagibili non dovrebbero consumare energia elettrica, gas o acqua. Per contro la delibera ha prorogato il termine per la disattivazione gratuita della fornitura/utenza e introdotto per la prima volta un obbligo per i gestori di comunicare agli utenti in bolletta la “possibilità fino al 31/12/20” di disattivare gratuitamente l’utenza in caso di inagibilità dell’immobile. È stato introdotta per la prima volta la possibilità di “autocertificare” lo stato di inagibilità con una notevole semplificazione per gli utenti/clienti che erano tenuti a presentare copia della perizia asseverata. Per questo sisma è stata definita, per la prima volta, la “portabilità” dell’utenza: chi ha dovuto cambiare residenza/domicilio a causa del terremoto ha portato con sé le agevolazioni tariffarie previste per le utenze danneggiate (quindi agevolazioni sia per l’edificio terremotato sia con riferimento alle utenze/forniture della nuova abitazione)".