“Com’è cambiata eh Luciano? Prima non vivevamo, ora sono 3 anni che, grazie alla cannabis, siamo tornati a vivere, forse un po’ acciaccati, ma viviamo”. Esordisce così la signora Armanda Belletti nel raccontare il cambiamento che la cannabis ha portato alle condizioni cliniche del marito, Luciano Mereghetti, e di conseguenza alla loro vita e a quella di tutta la famiglia.

Il signor Luciano, infatti, è affetto da una patologia neurodegenerativa che colpisce sia il corpo, sia il cervello e, nel corso degli anni, nessun farmaco si era rivelato efficace nel contrastarne il decorso, al punto che non interagiva più, non parlava, mangiava poco imboccato dalla moglie e si muoveva in carrozzina, non essendo più autosufficiente e con un badante che lo assisteva.

Per caso una sera la signora vede in tv un ingegnere siciliano che si è autodenunciato dopo aver dato olio a base di cannabis alla mamma affetta da Alzheimer, che aveva avuto notevoli miglioramenti. E così la signora, con l’aiuto del figlio, recupera un olio a base di CBD e lo dà al marito. “Non erano passati nemmeno 10 minuti da quando gli avevo dato le gocce e, per non farlo stare da solo, l’avevo spostato dalla carrozzina su una poltrona in cucina. A quel punto sento la sua voce e credo di aver avuto la stessa reazione di Geppetto quando ha sentito parlare il pezzo di legno. Non riuscivo a crederci, pensavo di sentire le voci o di stare per impazzire. Ancora un po’ e svengo”.

Il signor Luciano infatti, erano mesi che non proferiva parola e che soprattutto non interagiva più con le altre persone. “Erano mesi che non parlava e che non capiva. Un periodo in cui lo nutrivo con una siringa e un giorno sì e uno no andavamo in pronto soccorso, perché entrava in coma e rischiava di morire”. A quel punto la signora Armanda chiama uno dei medici che avevano in cura il marito e dopo avergli raccontato ciò che è successo la risposta è: “Da me signora non l’avrà mai, ma scherza, bisogna vedere cosa succederà dopo”. Intanto il signor Luciano ricomincia a peggiorare. “Cosa gli succederà dopo?” si interroga invece la signora Luciana che giustamente, con il marito 80enne gravemente malato, un “dopo” non riesce nemmeno ad immaginarlo. E così fa di testa sua. Si mette a cercare su internet e trova il dottor Carlo Privitera di Medicomm, un servizio di medici specializzati sulle cure con la cannabis che lavora anche in telemedicina. A quel punto il dottore chiede la documentazione clinica, ma il responso è drammatico. “Signora”, spiega il medico, “io non voglio illuderla, suo marito è all’ultimo stadio, non penso che ci sia più niente che possa aiutarlo”. Ma la signora, memore di ciò che era successo prima, insiste e si fa mandare la ricetta.

“Nel giro di uno o due mesi, siamo andati a piedi in piazza, lui camminava da solo con le mani in tasca. Tranquillo. Non era solo che camminava, ma andava a prendere il giornale da solo, lo leggeva ed era tornato autosufficiente. Lì al tavolino del bar ci vede la dottoressa Carpo, che incredula, chiede alla signora se si tratti di suo marito. Alla conferma chiede allora cosa gli avesse dato. “la cannabis”, risponde la signora Armanda.

Oggi sono 3 anni che, con qualche piccola ricaduta, il signor Luciano è tornato a condurre una vita dignitosa e indipendente. “C’è voluto un po’, ma per fortuna abbiamo avuto questi risultati straordinari. Sapere che hanno recuperato questa qualità di vita è un’emozione incredibile”, racconta oggi il dottor Carlo Privitera spiegando che: “il risultato vero è che abbiamo una persona che ha ridotto il carico per il sistema sanitario, perché non ha più bisogno nemmeno del badante e non va più al pronto soccorso. Il marito ha una storia clinica complessa con una patologia che comporta sia l’avviamento verso la demenza sia le alterazioni del movimento. E quindi abbiamo usato una formulazione con una percentuale di CBD importante e poco THC e poi nel tempo abbiamo usato 4 o 5 varietà differenti anche per la somministrazione, come infiorescenze di tipologie diverse e oli”.

Oggi il pensiero della signora Armanda va a tutte quelle persone che potrebbero avere un aiuto dalla cannabis ma non possono, vuoi perché ha un costo molto elevato, vuoi perché ancora oggi pochi medici la conoscono e la prescrivono. “Noi spendiamo circa 500 euro al mese e non mi vergono di dire che ci dobbiamo fare aiutare da nostri figli. Ma c’è tanta gente che potrebbe stare meglio grazie alla cannabis e tornare a vivere. Dopo aver visto mio marito una signora mi ha chiesto informazioni per il suo, ma quando le ho spiegato l’alto costo della terapia, ha detto che non avrebbero potuto permettersela. Oggi suo marito è morto. Io non so se sia morto perché non gli è stata data la cannabis, però sono qui a raccontarlo, mio marito è qui con me, e il suo non c’è più. Io trovo che questo non è assolutamente giusto”.

E quindi la signora fa un appello direttamente al Ministro Roberto Speranza. “Ministro, si metta una mano sul cuore, pensando a tutte le persone che potrebbero stare meglio. Abbiamo una bellissima Costituzione, usatela, non dovete far altro che metterla in pratica”.