29 Aprile 2021
15:42

Luca Traini, per la Cassazione sparare in strada alle persone con la pelle nera è “odio razziale”

I legali di Luca Traini avevano contestato alla Corte di Cassazione l’aggravante dell’odio razziale. Secondo la Suprema Corte tuttavia aggirarsi per le strade di una città “per sparare ad ogni persona di pelle nera” incontrata lungo il “tragitto” e “senza alcuna ragione di scelta che non sia, appunto, il colore della pelle” è un comportamento dalla “obiettiva connotazione di odio razziale”.
A cura di Davide Falcioni

Secondo la Corte di Cassazione aggirarsi per le strade di una città "per sparare ad ogni persona di pelle nera" incontrata lungo il "tragitto" e "senza alcuna ragione di scelta che non sia, appunto, il colore della pelle" è un comportamento dalla "obiettiva connotazione di odio razziale". È quanto sottolinea la Suprema Corte nelle motivazioni di condanna a 12 anni di carcere per Luca Traini, il 31enne di "ideologie nazifasciste", accusato della strage di Macerata aggravata dall'odio razziale per aver sparato "a casaccio" ferendo sei migranti la mattina del 3 febbraio 2018 mentre a bordo della sua auto percorreva varie vie della cittadina marchigiana precipitandola nel panico.

A contestare l'aggravante dell'odio razziale era stato il difensore di Traini, l’avvocato Giancarlo Giulianelli, secondo il quale non sarebbero mai emersi motivi di odio razziale come se il colore della pelle delle vittime della sparatoria fosse stato casuale, e non invece attentamente ponderato da Traini, militante di estrema destra ed ex candidato della Lega alle elezioni comunali di Corridonia nella cui casa furono trovate bandiere con la croce celtica e il Mein Kampf.

La condanna definitiva a 12 anni di reclusione a Luca Traini è stata confermata lo scorso 24 marzo dalla Corte di Cassazione. Il giovane neofascista marchigiano era accusato di strage aggravata dall'odio razziale. Traini la mattina del 3 febbraio del 2018, dopo essere uscito dalla sua casa di Tolentino, raggiunse Macerata portando con sé una pistola Glock per sparare dal finestrino della sua auto ai giovani neri che incontrava lungo il percorso: riuscì a ferirne sei. La Suprema Corte ha anche confermato il diritto al risarcimento per le vittime e per le parti civili. Tra queste, il comune di Macerata e la struttura territoriale del Pd: Traini, infatti, aprì il fuoco anche contro la sede locale del Partito Democratico poi, braccato da polizia e carabinieri, si consegnò davanti al monumento ai Caduti facendo il saluto romano e gridando "Viva l'Italia" con un tricolore legato al collo.

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