L'Italia diventa sempre meno gialla. In seguito ai dati del monitoraggio settimanale realizzato da Istituto superiore della Sanità e Ministero della Salute, passano dalla zona gialla a quella arancione la Toscana, l'Abruzzo, la Provincia autonoma di Trento e la Liguria, che si aggiungono all'Umbria. Restano in zona gialla 15 regioni, tra cui la Puglia, che ha cambiato colore l'11 febbraio dopo il ricalcolo dei posti liberi in terapia intensiva, e la Sicilia, l'unica ad essere stata "promossa" dalla fascia arancione in seguito alla diminuzione del numero dei contagi e dell'indice Rt. Nessuna regione è finita in zona rossa, anche se non mancano le mini zone rosse a livello territoriale, decise dalle amministrazioni locali per contenere la circolazione del virus, soprattutto nelle aree a maggiore diffusione delle varianti di Covid-19.

Quali regioni sono in zona gialla e arancione

A partire da domenica 14 febbraio, dunque, restano in zona gialla Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania, Valle d'Aosta, Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia. Qui restano aperti bar e ristoranti fino alle 18, negozi, ad eccezione dei centri commerciali nel weekend, e i musei, ma solo durante la settimana; sono consentiti gli spostamenti all'interno della propria Regione e resta in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino. Passano in fascia arancione Toscana, Abruzzo, Liguria, Provincia Autonoma di Trento, oltre all'Umbria: mentre bar e ristoranti rimangono chiusi al pubblico, come in zona rossa, e possono lavorare solo con i servizi di asporto e consegna a domicilio, sono aperti i negozi.

Dove si trovano le mini zone rosse in Italia

Oltre alla Provincia autonoma di Bolzano, in cui è stato deciso il lockdown duro fino al prossimo 28 febbraio, diventano zona rossa anche i comuni di Pescara e Chieti in Abruzzo, dove sono stati registrati una serie di focolai collegati alla variante inglese del virus. Questi si aggiungono agli oltre 50 comuni della provincia di Perugia e sei della provincia di Terni (Amelia, Attigliano, Calvi dell’Umbria, San Venanzo, Lugnano in Teverina e Montegabbione), e ai 27 comuni del Molise (Termoli, Acquaviva Collecroce, Casacalenda, Castelmauro, Civitacampomarano, Colletorto, Guardialfiera, Guglionesi, Larino, Mafalda, Montecilfone, Montefalcone del Sannio, Montemitro, Montenero di Bisaccia, Montorio nei Frentani, Palata, Petacciato, Portocannone, Ripabottoni, Rotello, San Felice del Molise, San Giacomo degli Schiavoni, San Giuliano di Puglia, San Martino in Pensilis, Santa Croce di Magliano, Tavenna e Ururi), che sono stati "chiusi" già da lunedì scorso. Stesso discorso per il comune di Chiusi, in Toscana. Qui restano chiusi bar, ristoranti, negozi ed è vietato spostarsi dal proprio Comune se non per motivi di urgenza, lavoro o salute, da comprovare tramite autocertificazione.

Resta il blocco degli spostamenti tra Regioni

Nonostante la maggior parte delle regioni resti in zona gialla, è stato ufficialmente prorogato lo stop agli spostamenti tra le Regioni fino al 25 febbraio, secondo quanto previsto dalla bozza. Dopo giorni di tira e molla il governo uscente guidato da Giuseppe Conte ha dovuto cedere, e ha emanato il nuovo decreto di proroga del blocco degli spostamento tra le Regioni. Da lunedì 15 febbraio, inoltre, riaprono gli impianti da sci. Con lo stop alla mobilità tra le Regioni prolungato di qualche settimana sarà possibile frequentare solo le piste che si trovano all'interno della propria Regione. A meno che non si abbia una seconda casa in un altro territorio, ma bisogna appunto esserne i proprietari, non valgono le case di parenti.