L’avvocato di Marco Poggi: “Metodi inquisitori, non capisco perché hanno intercettato i genitori di Chiara”

Secondo l'avvocato Francesco Compagna, che assiste Marco Poggi, fratello della 26enne Chiara uccisa a Garlasco nell'agosto 2007, l'attenzione sul suo assistito e più in generale sulla sua famiglia, è un tentativo di "distrazione dai punti importanti del processo e della nuova indagine". Compagna è intervenuto durante la live di Fanpage.it in onda su Youtube e ha risposto nel merito alle accuse secondo le quali la famiglia Poggi sarebbe "oppositiva rispetto alla nuova indagine" su Andrea Sempio, l'amico di infanzia di Marco oggi accusato del delitto di Garlasco.
L'avvocato Compagna: "Incomprensibile intercettare i genitori di Chiara Poggi"
"Non abbiamo mai creduto in quest'inchiesta – ha sottolineato – perché crediamo sia stata svolta in modo preconcetto. Si parte dall'idea che la sentenza con la quale è stato condannato Alberto Stasi (l'allora fidanzato di Chiara Poggi ndr) sia sbagliata. Invece di analizzare gli elementi noti della sentenza Stasi, per vedere se reggono, si parte dall'idea che debba essere trovato un altro colpevole. Sono state considerate piste investigative altre con metodi che vengono definiti tradizionali, ma che io definirei inquisitori". Sarebbe stato inutile, secondo Compagna, intercettare i genitori di Chiara Poggi. "Se l'assassino è Alberto Stasi, come ritiene la sentenza di condanna, perché si intercetta Andrea Sempio parlando di gravi indizi? È possibile con un sofismo: si parte dal dato di fatto per cui c'è un solo assassino, ma si ipotizza che ci siano altri in concorso, in modo da indagare anche su di loro. Solo dopo si elimina Stasi dall'equazione. È una scelta forte quella di intercettare Marco Poggi, ma comprensibile visti i rapporti con Andrea Sempio. Risulta però incomprensibile l'intercettazione dei genitori di Chiara".
"I genitori di Chiara sono stati definiti ‘oppositivi'. Come avrebbero dovuto vivere queste indagini? Si apre un'iniziativa a favore di quello che nella loro ottica è l'unico condannato per la morte della figlia, poi si dice a Marco, suo fratello, che ‘dovrebbe cercare la verità'. Come può la famiglia della vittima vivere bene queste modalità di indagine?". Secondo Compagna, il terreno di discussione dovrebbe essere quello di una revisione del processo dal quale è arrivata poi la sentenza che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. "È un campo sul quale si può discutere, anche se i processi vanno fatti nelle aule di tribunale", ha asserito durante la live.
Le parole su Marco Poggi: "Da un anno e mezzo fake news su di lui"
"L'indagine si è polarizzata su Marco Poggi, mi viene da dire incredibilmente, come se fosse importante la sua testimonianza sull'omicidio della sorella. Bisogna chiedersi perché accade, visto che Marco era in Trentino in quelle ore. Da un anno e mezzo circolano fake news su dove si trovasse il mio assistito al momento del delitto e ci dispiace che la Procura non le abbia smentite, anche solo affermando che non erano in corso accertamenti su questi aspetti. Per la famiglia della vittima, è stato un anno durissimo e questo non ha nulla a che fare con le indagini, che sarebbero doverose", ha continuato Compagna.
Nell'ambito della nuova inchiesta, il racconto di Marco Poggi assume importanza per il rapporto di amicizia che quest'ultimo aveva con l'attuale indagato, Andrea Sempio. "Il suo contributo sembra importante nell'ottica di un'ipotetica ossessione del suo amico per la sorella. La domanda è: possibile che nessuno se ne sia accorto? Non lo sapeva Stasi e neppure Marco. Questo è un elemento di prova. Considerato che si parla di tracce riconducibili a Sempio sul luogo del delitto, si cerca di capire quanto gli amici frequentassero casa Poggi. Marco è stato sentito più volte e ha sempre mostrato di non voler nascondere nulla. Resta stupito se si parla di un atteggiamento oppositivo da parte sua", ha chiosato Compagna.