È l'ennesima goccia. Gli infermieri lo vorrebbero urlare con tutta la loro forza contro chi doveva tutelare la professione degli eroi della prima ondata, gli angeli custodi. La grande retorica dell'opinione pubblica sulle professioni sanitarie è finita da tempo, anche se il ministro della Salute, Roberto Speranza, ringrazia sempre medici e infermieri nei suoi discorsi pubblici, scatenando copiosi applausi. Intanto in Piemonte, una disposizione della Direzione Sanità e Welfare ha invitato le Aziende sanitarie regionali ad assumere – in assenza di infermieri – "altre figure sanitarie o tecniche equivalenti" o anche profili superiori. In mancanza di infermieri le Asr sono invitate a contrattualizzare altre figure di supporto o, "qualora indispensabile", anche medici. La notizia è arrivata al sindacato Nursing Up, che ha annunciato una battaglia perché nessuno "eserciti abusivamente" la loro professione. "Questo sarebbe lo sfascio assoluto, nella sanità non è che uno si sveglia e per effetto di un provvedimento diventa idoneo a garantire determinate funzioni acquisite con un percorso accademico", spiega a Fanpage.it il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma. "Chi garantisce ai cittadini l'appropriatezza delle cure di queste persone? Questo è esercizio abusivo della professione, in qualsiasi caso, ed è punibile per legge".

Quest'ultimo fatto non fa altro che sottolineare la grave emergenza sanitaria in cui si trova la regione. Ma in questa situazione particolare, "invece di creare le condizioni per assumere a tempo indeterminato, gli infermieri vengono assunti per 3, 4 o 6 mesi, e vengono messi nei reparti covid, dove mettono a repentaglio la loro vita – continua il presidente del sindacato infermieri – Ci assumono solo per mandarci al fronte, poi arriva il benservito". Sono diciassettemila gli infermieri contagiati dal Covid-19 solo nella seconda ondata. "Il problema è che in Italia, quando si parla di sanità, abbiamo 21 repubbliche: il governo emana provvedimenti ma poi le regioni hanno la loro titolarità", spiega De Palma.  C'è il caso dell'infermiere di famiglia, con il governo che ha autorizzato 9600 assunzioni, erogando i fondi per un servizio che non esiste. Così le singole regioni hanno deciso cosa fare: "Ad esempio Bergamo gli fa ricoprire questo nuovo ruolo, altre regioni li assumono e li mandano nei reparti". Il problema sottolineato spesso dal presidente è la mancanza di coordinamento tra governo centrale e regioni.

"Pensi che all'ospedale Sant'Andrea è stato fatto un concorso e ci sono tremila persone in attesa in graduatoria. Ma perché il Piemonte non può prendere gli infermieri del Lazio già sottoposti a una procedura concorsuale? Il governo avrebbe dovuto fare un provvedimento che concedesse ai territori che hanno bisogno di assumere dai concorsi delle altre regioni", spiega De Palma. "Poi escono disposizioni come quella del Piemonte o come quella di Zaia sui veterinari". I tamponi sono di competenza infermieristica, ci tiene a sottolineare il presidente di Nursing Up. E nonostante ciò vengono utilizzati i medici di famiglia in questa seconda fase, per aumentare il numero di test sulla popolazione. "Abbiamo 450mila infermieri in Italia, tra liberi professionisti e lavoratori del Sistema sanitario nazionale. Con un accordo ci sarebbero state almeno 250mila persone disponibili a fare screening sul territorio, nell'arco di un mese avremmo controllato tutta la popolazione", continua De Palma. "In Italia c'è profonda incompetenza, perché non sono in grado di organizzare e non ascoltano chi lavora nel contesto".

La grande fuga degli infermieri all'estero

C'è un fenomeno preoccupante, che va avanti da anni e si è acuito nell'ultimo periodo storico, con la pandemia in atto. Sono sempre di più le aziende pubbliche tedesche e inglese che vengono in Italia "a fare incetta di infermieri". Nel nostro paese lo stipendio è il più basso in Europa (1410 euro), mentre in Germania – ad esempio – va dai 2500 fino ai 3200 euro. "Quei pochi infermieri giovani, forti e disponibili che ci sono, vogliono andare fuori, e noi siamo costretti a lasciarli andare", spiega Antonio De Palma a Fanpage.it. "Il mese scorso abbiamo denunciato che in Italia c'era un'agenzia interinale tedesca che ha preso 35 infermieri, ma la cosa più grave è lo fanno perché le strutture pubbliche di Germania, Regno Unito, Lussemburgo e Olanda sanno bene che gli infermieri italiani hanno la preparazione migliore in Europa".

Nel frattempo c'è un'altra agenzia interinale portoghese che ha aperto una richiesta per infermieri nel Nord Italia, tra ospedali e strutture private, con uno stipendio che arriva a sfiorare i 4mila euro al mese, denuncia il presidente. "Per cui gli ospedali italiani danno incarico ad agenzie straniere di portare infermieri stranieri in Italia – spiega De Palma – con il rischio di avere infermieri che vengono da paesi dove la preparazione è diversa da quella italiana, in alcuni non c'è neanche la laurea". In sostanza "facciamo scappare i nostri infermieri considerati eccellenza in Europa, con gli ospedali inglesi e tedeschi dove ormai si parla italiano, poi ci prendiamo infermieri senza conoscere professionalità e titoli che posseggono, ci prendiamo quello che arriva".

Perché gli infermieri sono sottopagati e precari

L'Italia si è adeguata nel 2000 agli standard europei per la professione dei medici, riformando i corsi di studi e istituendo la laurea in infermieristica. Prima la laurea di primo livello, poi la magistrale o specialistica "oggi anche dottorati di ricerca", racconta il presidente di Nursing Up. "Ma si sono dimenticati di adeguare il contratto, oggi i laureati vengono pagati come i colleghi di quarant'anni fa, mentre nelle altre realtà europee quando hanno deciso di far laureare gli infermieri hanno anche deciso di rivedere lo stipendio". Se in Italia non si creano "le condizioni socioeconomiche per riconoscere la dignità della professione continueremo ad avere emorragie di questo tipo". Quando i giovani infermieri chiamano il sindacato, e gli viene detto di provare le selezioni in Italia, rispondono che "hanno 25 anni e sono laureati e specializzati", come si può "iniziare la carriera a 1400 euro al mese, assunto per tre mesi come precario nel reparto covid". Come dargli torto.

Ora è iniziata persino una lotta tra regioni per accaparrarsi i pochi infermieri che ci sono, quindi "se in Piemonte danno incarichi a tempo determinato per sei mesi, allora in Emilia Romagna assumono per tre anni meno un giorno, così non si acquisisce il diritto a tempo indeterminato", racconta Antonio De Palma. Nonostante la grande manifestazione di Roma il 15 ottobre e lo sciopero del 2 novembre, "le istituzioni non ascoltano". Governo e Regioni "sono sordi", i governatori "hanno risposto con tante belle promesse che sono rimaste tali, perché non si è vista nessuna integrazione negli stipendi degli infermieri", mentre il ministro della Salute "ha detto che non avrebbe fatto promesse ma approfondito la questione, non l'abbiamo più sentito".

La situazione negli ospedali torna a farsi drammatica, con una seconda ondata che rischia di colpire l'Italia ancora più forte della prima. "Ci sono colleghi che hanno fatto trentadue ore di servizio in un reparto di terapia intensiva covid, con i dpi che ti pressano il viso, i polsi, le caviglie, alla fine della giornata sei massacrato, hai il volto tumefatto, mani e piedi gonfi, e occhi neri", racconta il presidente, come si fa "a fare orecchie da mercante?". Come categoria "abbiamo fatto dei sacrifici immani, e anche in questo caso è arrivato il benservito".