25 Giugno 2021
11:50

Lampedusa, Vincenzo Partinico, il pescatore che ha salvato la vita a 24 migranti

Adesso ha 57 anni. Ma ne aveva solo dieci quando ha cominciato a desiderare di fare, da grande, il pescatore. Come gli altri uomini della sua famiglia. Vincenzo Partinico pochi giorni fa ha dato al mare un nuovo significato: adesso è anche l’orgoglio per avere salvato, insieme al suo giovane apprendista, la vita di 24 persone alla deriva su un barchino di vetroresina. Migranti in viaggio verso le coste italiane, forse dopo avere sbagliato rotta, su un mezzo di trasporto che imbarcava acqua e non era adatto allo scopo. Fanpage.it ha intervistato il suo protagonista.
A cura di Luisa Santangelo
Vincenzo Partinico
Vincenzo Partinico

Dal 12 giugno 2021 la vita di Vincenzo Partinico, 57enne pescatore di Lampedusa, è cambiata. Adesso lui ha la consapevolezza di avere salvato la vita di altre 24 persone. Di 24 migranti incontrati durante una battuta di pesca a circa 39 miglia dalla costa lampedusana. Una distanza troppo elevata, che gli è costata la beffa di una “denuncia per lo sconfinamento”. Notificatagli dopo che la sua San Matteo aveva portato in salvo, sulla terraferma, quel gruppo di naufraghi intercettato per sbaglio. “Io e Antonio, il ragazzo giovane che lavora con me, stavamo aspettando l’alba”, racconta a Fanpage.it Partnico, a bordo della sua imbarcazione ormeggiata al Porto Vecchio.

“Lui aveva preparato il caffè, avevamo preparato le esche. Eravamo a circa 300 metri dal punto esatto in cui di solito andiamo a pescare. Così, anche se ancora non era il momento, io ho deciso di andare un po’ avanti”. Pochissimo, non troppo, e a bassa velocità. Quel tanto che è bastato per sentire un rumore e vedere che qualcuno stava tentando di salire sulla parte anteriore della sua barca. Questione di istanti. I battiti di ciglia necessari ad aguzzare la vista al buio e a notare quelle persone in mezzo al mare. Alcune in acqua. Altre su un barchino di vetroresina che si riempiva d’acqua.

“Ho capito subito e ci siamo attivati: abbiamo acceso tutte le luci, abbiamo preso i salvagenti e le cime. Due, tre, li abbiamo issati sulla barca di peso con Antonio. Ci vuole un sacco di energia. Poi, a poco a poco, sono stati loro ad aiutarci con gli altri. Erano delle persone meravigliose”. Nei primi minuti è caos. “Erano così spaventati che non sapevano cosa fare e si buttavano in mare”. Il panico, il pensiero di essere stati vicini a morire e di avere trovato qualcuno che potesse salvarli. “Avevano le taniche di benzina vuote, sul barchino, ed erano fuori dalle solite rotte. Penso che si fossero persi dopo giorni di navigazione”. Uno dopo l’altro, coi giubbotti di salvataggio bene allacciati addosso e le cime lanciate dal pescatore lampedusano e dal suo collega, salgono tutti.

“A un certo punto, uno di loro è venuto da me e con i gesti mi ha fatto capire che mancava qualcuno. Erano partiti in 24, lui sulla barca ne aveva contati 23. Io mi sono sentito malissimo – prosegue Partinico – In quei momenti pensi a un sacco di cose: se ci sono bambini, se qualcuno è morto annegato. Chi non hai potuto salvare, chi non hai visto”. In acqua, però, il presunto migrante mancante non si vede. Vincenzo Partinico ride: “Quel ragazzo si era confuso, non aveva contato qualcuno che invece c’era”. In 24 erano partiti e in 24 erano sulla San Matteo diretti a Lampedusa.

“Li guardavo e mi sentivo dentro a un film. Mi colavano le lacrime, ero orgoglioso di quello che avevo fatto. Vederli tutti lì era una gioia grandissima”. E rende più leggera anche la prevedibile sanzione per lo sconfinamento. “Io lo sapevo che sarebbe successo, ma che facevo? Li lasciavo là e facevo finta di niente per non fare sapere alla Guardia costiera che ero andato a pescare fuori area?”. La sola ipotesi sembra un’offesa. Nei prossimi giorni, quando il vento di scirocco sarà passato, Vincenzo Partinico tornerà a fare il pescatore. Farà riparare una delle ringhiere, distrutta per le troppe sollecitazioni, e ricomincerà a lavorare come prima. Continuando, di notte, a non superare le cinque miglia orarie come ormai fanno anche i suoi colleghi pescatori: a quella velocità, l’impatto con un barchino invisibile tra le onde nere sarebbe meno grave.

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