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La storia di Elia Del Grande, il killer della ‘strage dei fornai’: dal massacro della famiglia alle due fughe

Il 7 gennaio 1998, quando aveva solo 22 anni, Elia Del Grande uccise padre, madre e fratello nella loro casa di Cadrezzate, in provincia di Varese. Dopo aver scontato la condanna in carcere, era recluso in una casa lavoro ad Alba, dove non è rientrato al termine di un permesso pasquale. Si tratta della seconda fuga in 6 mesi, si era già allontanato da una struttura nel Modenese.
A cura di Eleonora Panseri
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Il 7 gennaio 1998, quando aveva solo 22 anni, Elia Del Grande uccise padre, madre e fratello nella loro casa di Cadrezzate, in provincia di Varese. La storia passò alle cronache come la "strage dei fornai" perché insieme gestivano una panetteria di famiglia.

Subito dopo il triplice omicidio tentò la fuga in Svizzera, ma venne presto fermato e confessò. Condannato all'ergastolo in primo grado e a 30 anni in appello (con il riconoscimento della semi-infermità mentale), ha scontato in carcere 25 anni e pagato il suo debito con la giustizia.

Il 5 aprile il 50enne ha approfittato di un permesso concesso per Pasqua e non è tornato nella casa lavoro di Alba (Cuneo), dove stava lavorando come volontario in una mensa dei poveri, facendo scattare la caccia all'uomo.

Sei mesi fa, il 30 ottobre 2025, era fuggito da una struttura simile a Castelfranco Emilia, nel Modenese, dove si trovava perché ritenuto socialmente pericoloso.

In libertà vigilata era stato accusato di furti e molestie nei confronti del vicinato a Olbia, dove si era stabilito una volta uscito dal carcere, che avevano convinto il tribunale di Sorveglianza alla misura cautelare del collocamento nella casa lavoro. L'uomo è attualmente ricercato.

L'aggressione al tassista e l'abuso di stupefacenti

Da ragazzo Del Grande era conosciuto nel paese per l’abuso di sostanze stupefacenti e anche per aver consumato, appena maggiorenne, diversi reati, fra cui l’aggressione ad un tassista che venne raggiunto da numerose coltellate e perse un occhio.

Per allontanare il ragazzo dai guai i familiari lo mandarono a Santo Domingo, dove la famiglia aveva diverse proprietà immobiliari, ricordano i quotidiani locali. Qui Elia conobbe una ragazza alla quale si legò sentimentalmente e che avrebbe voluto sposare. Ma al ritorno in Italia i genitori si opposero.

La strage familiare

Il giovane quindi uccise il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, ed il fratello Enrico, 27, nella loro casa di Cadrezzate. I tre vennero raggiunti da due colpi di fucile da caccia, il ragazzo era sotto effetto di cocaina.

Gli investigatori e gli inquirenti che per primi arrivarono sulla scena del crimine parlarono di “un lago di sangue”. Del Grande fuggì subito dopo, tentando di raggiungere Lugano, ma fu fermato al confine, dove rese la prima confessione sul triplice omicidio: “Li ho uccisi io”.

La vita nella casa lavoro dopo aver scontato la pena

Dopo la fuga il 50enne ha inviato una lettera a Varese News, nella quale ha spiegato i motivi della fuga e descritto la sua vita all'interno della casa-lavoro. "Pago lo scotto del mio nome e di quello che ho commesso, stavo ricostruendo una vita", ha scritto il 50enne.

E spiega: "Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l'appunto cosa che non esiste affatto".

"Le case lavoro di oggi sono in realtà come i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari dismessi nel 2015, grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio, cosa che non è accaduta per le case-lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems".

La prima fuga ad ottobre

Nella casa lavoro di Castelfranco Emilia (Modena) il 50enne avrebbe dovuto trascorrere sei mesi fino a una nuova valutazione. Secondo quanto era stato ricostruito, Del Grande aveva costruito una corda con dei cavi elettrici e si era calato dal muro di cinta. La fuga era stata immortalata anche in un video.

Il 50enne non è nuovo a tentativi di fuga, infatti tentò di evadere anche dal carcere di Pavia, organizzando un trasferimento che avrebbe dovuto condurlo in Sardegna, motivo per cui una particolare attenzione nelle attuali ricerche riguarda anche l'isola.

Anche in quel caso, però, il piano sfumò e Del Grande fu condannato ad altri otto mesi di reclusione. La fuga di pochi mesi fa è avvenuta da una struttura detentiva meno rigida, dove molte delle persone che vi si trovano escono quotidianamente per andare a lavorare.

La seconda evasione in sei mesi

Del Grande è fuggito per la seconda volta il 5 aprile 2026: sarebbe dovuto rientrare in serata nella casa lavoro di Alba (Cuneo) dopo una licenza di 11 ore, concessagli per le festività pasquali. E invece ha fatto perdere le sue tracce.

Secondo quanto ricostruito, il 50enne era insieme al cappellano e doveva far ritorno alle 21 nella struttura dove prestava servizio, come volontario, presso la Caritas, in attesa di una nuova valutazione sulla sua pericolosità sociale.

Il prete si è accorto della sua scomparsa alle 20.30 facendo scattare l'allarme. Ora è caccia all'uomo in tutta Italia, con particolare attenzione sul suo luogo d'origine, Cadrezzate, in provincia di Varese, dove fu rintracciato l'ultima volta che fuggì.

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