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23 Settembre 2013
20:23

La Riforma Fornero colpisce ancora: donatori di sangue in pensione più tardi

Secondo la nuova normativa i donatori sono costretti a recuperare le ore di permesso che hanno chiesto negli anni per donare il sangue.
A cura di Antonio Palma
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La tanto discussa riforma del Lavoro voluta dall'ex ministro Elsa Fornero continua a scatenare dibattiti e proteste a causa delle sue conseguenze sui lavoratori. Dopo il caso esodati infatti ora spunta un nuovo caso analogo, quello dei donatori di sangue  costretti ad andare in pensione più tardi per via delle nuove norme introdotte appunto dalla riforma del lavoro. Secondo la nuova legge infatti gli iscritti all'Avis in procinto di andare in pensione non possono abbandonare il lavoro perché devono recuperare le ore in cui, con regolare permesso,  si sono recati in un centro per donare il sangue. L'allarme è stato lanciato dalla sede dell'associazione Avis di Cremona, comune dove in proporzione si registra il maggior numero di iscritti in Italia all'associazione dei donatori di sangue. I lavoratori iscritti all'Avis infatti hanno scoperto la nuova normativa solo recandosi nei patronati e nei centri di assistenza per i conteggi degli anni contributivi.

Il rischio è che non si doni più sangue – Con l'approssimarsi della pensione infatti in molti hanno cercato di capire la loro posizione scoprendo così l'amara realtà. Un particolare non di poco conto visto che come spiegano dall'Avis per un iscritto che dona il sangue da quando aveva 18 anni e lo fa a pieno regime, cioè quattro volte l'anno, in quarant'anni di vita lavorativa dovrà recuperare 160 giornate di astensione dal lavoro, vale a dire sei o sette mesi in più di servizio. Certo una soluzione ci sarebbe , andare in pensione lo stesso ma rinunciando al 2% della pensione, vale a dire alcune migliaia di euro in meno all'anno.  Il rischio ora come temono dall'Avis è che si diffonda la notizia  e i lavoratori smettano di donare il sangue.

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