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La denuncia di una sarda a Genova: “Traghetti con prezzi alle stelle, più facile andare in Scozia che in Sardegna”

“Pochi traghetti, e la continuità non si applica a mio marito e a mio figlio. Per viaggiare in famiglia spendiamo fino a 600 euro e sembra di andare in un altro continente”. È lo sfogo della 52enne sarda Susanna.
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"I traghetti? Non ci sono sempre, sia d'estate e soprattutto d'inverno. E i prezzi sono proibitivi per tutte le compagnie, si tratta di un vero monopolio e così spendo tra i 500 e i 600 euro per ogni viaggio. Il risultato? Io e la mia famiglia siamo prigionieri della Sardegna, sarebbe più facile se volessi fare avanti e indietro dalla Scozia". Così si sfoga con Fanpage.it Susanna, sarda di 52 anni da qualche tempo si è trasferita a Genova.

"Siamo sempre stati una famiglia molto numerosa. Sono nata nel '73 ad Illorai (Sassari), in una famiglia con sette figli, da madre romagnola. Già all'epoca per noi vedere i nonni materni era molto complicato, e anche oggi, nonostante gli sforzi, io e la mia famiglia continuiamo a essere lontani. Si può dire che dagli anni Settanta ad oggi per noi sardi non è cambiato quasi nulla".

"I viaggi vanno organizzati con mesi di anticipo"

"Io adesso abito a Genova, che è addirittura una città di porto, ma non per questo è facile organizzarsi con i traghetti da e per la Sardegna – racconta Susanna – D'inverno non ne parliamo neanche, i traghetti sono pochissimi e sono ancora più scomodi del solito a causa del freddo. D'estate invece vengono riempiti fino a scoppiare, come se non si sapesse che ogni anno tanti residenti approfittano dell'estate per rincontrarsi con i parenti del resto d'Italia. Non siamo tutti turisti, siamo cittadini che vorrebbero spostarsi come gli altri, come è giusto che sia".

Susanna cita diverse compagnie che servono le tratte dalla Sardegna al continente, ma per lei tra tutte queste c'è poca differenza: "Nessuno si impone sui prezzi, e infatti sono tutti uguali. Nei fatti è un monopolio che non dovrebbe esistere per nessun italiano, ma soprattutto non dovrebbe esserci per i nativi sardi come me e le loro famiglie. Ogni riunione familiare diventa dispendiosa".

Il tema economico è quello più citato da tutti i lettori che in queste settimane stanno scrivendo a Fanpage, ma non è il solo problema, come sottolinea Susanna: "I viaggi vanno pianificati con tanti mesi di anticipo, altrimenti finisce che rinunci perché le partenze e gli arrivi cadono in giorni molto scomodi. Una persona che lavora, che non può organizzare le ferie con un anno di anticipo, come fa? La risposta è: non parte. Questa è la mia realtà, uguale a quella di migliaia di altre persone".

La sensazione di Susanna è quella di viaggiare tra due paesi diversi anche per la complessità dei passaggi che richiedono sempre mezzi diversi. "L'ultima volta che sono stata in Sardegna è stato a marzo. Sono dovuta atterrare all'aeroporto di Cagliari perché da Genova non c'era un diretto per Olbia. Da Cagliari poi devi ho noleggiato una macchina fino a Nuoro. Ogni volta sembra di andare in un altro continente".

"Per la continuità territoriale dovrei viaggiare senza mio marito e mio figlio"

Susanna lamenta poi uno dei – tanti – paradossi del sistema di continuità territoriale. Si tratta di una serie di accordi che la Regione, in questo caso la Sardegna, stringe con le compagnie di navigazione e aeree per permettere ai residenti sardi di spostarsi con tariffe agevolate. Il problema è che spesso questi accordi si dimostrano poco efficaci, e non garantiscono una vera libertà di movimento tra l'isola e il resto d'Italia.

"Io posso usufruire della continuità territoriale, ma la mia famiglia no. Questo vuol dire che anche quel piccolo sconto di cui potremmo beneficiare si applica solo a me, e non a mio marito e a mio figlio. Inoltre, non si usufruisce dello sconto neanche per la macchina o per la cabina, ma è valido solo per il mio passaggio. È una briciola nel mare".

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