“In Sardegna curarsi è un privilegio. Mio fratello spende migliaia di euro per spostarsi”: la denuncia di Veronica

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“Curarsi dovrebbe essere un diritto universale, ma per noi sardi le cure specialistiche fuori regione spesso sono un obbligo”. Veronica racconta a Fanpage.it la sua storia.

"Curarsi dovrebbe essere un diritto universale, ma non abbiamo accesso agli stessi livelli di cura. Per noi sardi, andare in un centro di eccellenza significa spendere migliaia di euro tra trasporti e alloggio. Quando mio fratello si è ammalato si è potuto appoggiare a casa mia sul continente, ma curarsi non può essere un privilegio". Veronica è sarda, ma ha lasciato la sua isola quasi 26 anni fa, appena 18enne. I motivi sono quelli comuni a tante e tanti altri che come lei hanno fatto la stessa scelta. Come racconta Giulia, anche Veronica è andata via in cerca di un futuro migliore, mai avrebbe immaginato però che a un certo punto quella scelta personalissima di vita avrebbe cambiato anche la sorte di suo fratello.

"Vivere in Sardegna significa essere tagliati fuori dal resto del mondo per tanti motivi – spiega a Fanpage.it – Spesso sogno di tornare per stare con i miei affetti, e perché quando sono nella mia terra mi sento serena, ma mancano tanti servizi e possibilità".

"Restare in Sardegna poteva significare morire"

Veronica si è trasferita in Lombardia dalla Sardegna per studiare e lavorare, e poi è rimasta per la sua famiglia: suo marito e sua figlia. Ma si è resa davvero conto della distanza che separa la sua isola dal resto d'Italia sono tre anni fa.

"Mio fratello si è trasferito a casa mia, vicino a Milano, per un trapianto di midollo osseo perché purtroppo in Sardegna non c'erano centri adeguati. Lì stava rischiando di morire, così ha iniziato a viaggiare spesso per le cure e i controlli, con una grossa perdita economica".

La vicenda inizia nel 2021 quando il fratello di Veronica si sente male improvvisamente mentre si trova al lavoro. Una volta portato d'urgenza in ospedale scopre di avere una grave carenza ematica. I medici non riescono a individuare subito il problema, così decidono di mandare le analisi fuori regione: "La diagnosi è arrivata dopo un mese, ma solo perché le analisi del sangue sono state spedite a Bologna", sostiene Veronica.

Il turismo sanitario in Italia: quando sono i sardi a pagare

Il fratello inizia quindi a curarsi, ma non in Sardegna. Questa è la storia di Veronica, ma è anche quella raccontata dai dati raccolti dalla Fondazione Gimbe. Secondo l'ultimo report, la mobilità sanitaria – cioè lo spostarsi dalla propria regione a un'altra per curarsi – ha raggiunto il record di 5,15 miliardi di euro, con una crescita del 2,3% rispetto all'anno precedente.

Strutture spesso vecchie, operazioni effettuate con ritardi e altri problemi sistemici, secondo la fotografia di Gimbe, impediscono alla Sardegna di trattenere i propri pazienti. Questo per l'amministrazione locale significa dover pagare alle altre regioni il costo delle cure dei propri cittadini. A fare questa scelta sono soprattutto persone che hanno bisogno di rivolgersi a centri ad alta specializzazione, che al contrario delle cure ordinarie, non vengono fornite con la stessa qualità in ogni regione. Per un sardo questi costi sono doppi, perché devono tenere conto del costo del traghetto o dell'aereo, e deve sperare che ci sia disponibilità.

Davanti a questa situazione, i cittadini stessi sono costretti a pagare, esattamente come hanno fatto Veronica e suo fratello. "Dopo aver fatto avanti e indietro per un po' abbiamo deciso fosse meglio trasferirsi da me, in Lombardia. È stata una scelta obbligata per il dispendio economico, ma penso a chi semplicemente non può farlo: sa di essere destinato a morire praticamente perché dove è nato non può essere curato nel modo giusto".

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