Italiana in Nepal: “È uno tsunami del fiume, guardo le immagini con mio figlio in braccio e ho paura”
"È terribile. Io ho una famiglia qui, un bambino piccolo, quindi quello che provo è indescrivibile. Non puoi sentirti tranquilla. Il peggio è che queste cose accadono sempre in paesi in cui la situazione umanitaria, economica e logistica è già abbastanza compromessa". A parlare con Fanpage.it, da Katmandu è Margaux Tortella, salentina di nascita e nepalese per scelta. È qui infatti che vive con il compagno e il loro bambino, ed è qui che si trovava quando una violenta frana ha portato la distruzione al confine tra Nepal e Tibet.
La capitale non è stata toccata direttamente dalla distruzione, ma l'eco dei suoi effetti si fa sentire anche qui. "Tredici centrali idroelettriche che sono state spazzate via, così come ponti in cemento e altre infrastrutture. È qualcosa che sta vivendo tutto il paese e di cui ci accorgiamo al momento di viaggiare e lavorare".
Anche se il Nepal non è nuovo a simili disastri, questa situazione non è legata alla stagione monsonica. "L'ipotesi è che si sia staccato un pezzo di terra o di ghiaccio dalla montagna, e questo abbia creato una sorta di tsunami del fiume. Si tratta di qualcosa di imprevedibile, che neppure noi che viviamo qui e che conosciamo terremoti e monsoni, vediamo tutti i giorni".
Tortorella vive e lavora in Nepal e ha accesso a tutte le informazioni delle autorità locali trasmesse dai medica locali e cinesi che stanno monitorando la situazione. Secondo tutti, l'emergenza è destinata a proseguire. "L'inondazione proviene dal Tibet. Probabilmente c'è stata una valanga di neve che è andata a riversarsi in uno degli affluenti del fiume Trishuli, uno dei più importanti del Nepal. Questo ha dato il via all'esondazione che si sta espandendo per chilometri. Le autorità cinesi hanno comunicato che l'allerta continuerà nelle prossime ore, o anche giorni, perché è stata coinvolta una diga importante, quindi la fuoriuscita di acqua proseguirà".
Il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto ufficialmente attraverso i media per sollecitare la ricerca dei dispersi, e l'interesse della Cina non è un caso vista l'area in cui è avvenuto il disastro. "Siamo in una zona di confine tra Nepal e il versante tibetano-cinese. I danni sono arrivati da lì. I video mostrano il checkpoint sul confine completamente distrutto".
A essere colpite sono soprattutto le infrastrutture: "Non è una zona eccessivamente urbanizzata. Si tratta di aree remote sul confine himalayano con il Tibet, quindi non ci sono città ma villaggi. I più colpiti sono quelli composti da piccole case a ridosso del fiume, specialmente del fiume Trishuli".
Resta la paura per un dramma che è destinato a fare sentire ripercussioni pesanti a lungo. "Io ho una famiglia, un bambino piccolo, guardare queste immagini con lui è chiaro che fa paura. Ma a malincuore, come tutti gli expat che abitano qui, sono immagini che vediamo ciclicamente. È una zona altamente sismica, ha le montagne più alte del mondo, e il suolo è particolarmente delicato, molto franabile. Sono rischi di cui noi europei dobbiamo essere consapevoli se vogliamo vivere qui".