Israele ha già vaccinato quasi l'80 per cento della sua popolazione avendo somministrato il siero a quasi 7 milioni di persone. Secondo il primo ministro Benjamin Netanyahu il paese potrebbe "chiudere con il Covid" molto presto e sarà sufficiente somministrare il vaccino a  570mila cittadini di età superiore ai 50 anni, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto nel giro di una manciata di giorni. Se ciò avverrà – secondo il capo del governo – il paese sarà finalmente fuori pericolo ed avrà raggiunto l'agognata immunità di gregge.

A frenare gli entusiasmi del leader israeliano sono però gli stessi scienziati. "Quella di Netanyahu è stata una dichiarazione politica e non un avalutazione tecnica", ha commentato al Times Of Israel il professor Hagai Levine, epidemiologo ed ex leader del sindacato dei medici israeliani. A fargli eco il collega  Tomer Hertz della Ben Gurion University, secondo cui l'affermazione del premier non sarebbe altro che "campagna elettorale". "Certo, sicuramente saremo più in salute se proseguiremo la campagna vaccinale, ma la situazione sarà comunque molto difficile e la popolazione non potrà abbassare la guardia".

L'epidemiologo della Hebrew University Ronit Calderon-Margalit ha definito la previsione di Netanyahu "imprecisa" e ha spiegato: "Il virus continuerà a circolare negli adulti e nei bambini più giovani, alcuni dei quali si ammaleranno gravemente, anche se i numeri saranno inferiori". A fargli eco lo statistico Nadav Katz: "Siamo d'accordo sul fatto che una vaccinazione rapida ed estesa della popolazione più suscettibile, soprattutto over 50, è importante. Tuttavia non sarà in grado di risolvere completamente il problema e dovremo stabilire misure di sicurezza per la popolazione più giovane, soprattutto alla luce delle nuove varianti".

Insomma, per gli scienziati israeliani è sicuramente un bene che la campagna di vaccinazione proceda speditamente, ma è ancora molto presto per annunciare il "liberi tutti".