“Facendo i debiti scongiuri in Italia finora non pare ci siano stati effetti avversi e questo è sicuramente il miglior punto di partenza per il Paese, nelle prossime settimane ci saranno ulteriori dosi di vaccino e così continuerà per tutto l’anno”: lo ha detto, intervenendo in diretta sul canale YouTube di Fanpage.it, il professore Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, che ci ha parlato di come è iniziata e come sta andando la campagna di vaccinazioni anti-Covid in Italia. Secondo Ippolito, il vantaggio di essere partiti tutti insieme ieri con il cosiddetto “vaccine day” è segno di unità del paese, tutte le regioni sono partite con lo stesso protocollo, con la stessa procedura, con le stesse raccomandazioni, e rispettando i criteri e i fattori che determinano il diritto dell’accesso al vaccino.

“Se non capiamo che dobbiamo rispettare le regole significa che non abbiamo capito che le regole sono fatte per facilitare le persone che hanno più rischi. Se cerchiamo di fare i furbi noi non avremo grandi possibilità”, ha detto quindi il professore parlando dei rischi che corriamo se qualcuno accede al vaccino togliendolo a un altro che ha più diritto di lui perché magari corre un rischio maggiore e spiegando quindi quali sono i criteri alla base della scelta delle categorie da vaccinare prima. Ippolito ha ricordato dunque che il vaccino Pfizer è solo il primo a nostra disposizione, che ne arriveranno altri, da quello di Moderna a quello di AstraZeneca, ma purtroppo non tutti i vaccini rispetteranno i tempi, considerando per esempio i ritardi di Sanofi. “Abbiamo ben 8 diversi tipi di piattaforme vaccinali su cui confrontarci, un domani possiamo pensare di valutare quale effettuare a una determinata fascia di popolazione. Speriamo di arrivare entro la fine dell’anno prossimo ad aver vaccinato l’intera popolazione, anche se al momento attuale non tutti i vaccini sono provati su persone al di sotto dei 16 anni, bisogna ancora ragionare su alcuni aspetti”, ha detto il professore.

"Nel bugiardino e nelle istruzioni c’è scritto esattamente cosa una persona deve dire e quali sono i criteri da tener presente in questa fase, è evidente che il paziente che ha una storia di pregresse allergie anche gravi deve farlo immediatamente presente, non esistono controindicazioni assolute ma il medico vaccinatore deve essere informato”, ha spiegato quindi il direttore scientifico dello Spallanzani rispondendo alla domanda sulle eventuali reazioni avverse e allergiche possibili dopo le iniezioni. “È evidente – ha sottolineato comunque Ippolito – che le persone con sintomi dovrebbero evitare di andare a fare il vaccino”.

Ippolito ha spiegato anche come saremo protetti col vaccino anti-Covid. “Per tutti i vaccini si parla di fare dosi a 4 settimane di distanza, livello anticorpale cresce una settimana dopo la seconda dose, per avere persone immunizzate devono aver fatto 2 dosi e durante questo periodo devono rispettare tutte le indicazioni necessarie. Il vaccino è pensato per proteggere soprattuto da malattia grave, nei prossimi mesi avremo dati importanti e trasparenti su quanti sono le persone che sviluppano anticorpi. Il lavoro è lungo, siamo solo all’inizio della storia, non c’è mai stato un vaccino così, per la prima volta abbiamo paesi che comunicano il numero di vaccinazioni fatte, abbiamo una mappa giornaliera”. Per Ippolito i vaccini saranno tanti, e questo ci deve far essere ottimisti.

Il professore ha ricordato che non c’è alcun problema con le vaccinazioni antinfluenzali e ha detto la sua anche in merito alla polemica degli operatori sanitari, medici e infermieri “no vax”, di quanti insomma non vogliono fare il vaccino anti-Covid: “Penso che gli operatori sanitari non possono rifiutare di vare il vaccino, anzi penso che proprio loro non debbono essere resi idonei se si rifiutano, un rifiuto in questo momento è assolutamente inappropriato”, il chiaro pensiero del direttore scientifico dello Spallanzani.