Sabato scorso, Emmanuel, un rider nigeriano di 28 anni stava tornando a casa dopo un turno di consegne di cibo a domicilio. La polizia l’ha fermato sulla banchina della stazione di Greco Pirelli mentre stava salendo su un convoglio di Trenord con la sua bicicletta, perché a quanto pare, nella civilissima, verdissima, metropolissima ed europeissima “Modello-Milano” è vietato salire sul treno in bicicletta. Non bastasse, Emmanuel “è stato trattenuto per più di sei ore, interrogato, intimidito e picchiato con calci e pugni lungo tutto il corpo. Calci nelle parti intime, botte sulla schiena, sulle gambe (un rider ci lavora con le gambe), sulle braccia”, così come da comunicato della rete Deliverance di Milano, sindacato autonomo di rider, precari e studenti. Il tutto, perché pare gli siano stati trovati addosso 0,49 grammi di hashish – 49 grammi da primo comunicato, giusto per marcare lo stereotipo dell’immigrato-spacciatore – e denunciato a piede libero per istigazione a delinquere, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e oltraggio a corpo politico. Tenetelo a mente: un rider.

Ieri, martedì 16 giugno, Farida, un’infermiera 51enne, da quindici impiegata nell'Ospedale di Villejuif nella Val de Marne, era tra le migliaia di lavoratori sanitari francesi che protestavano per una migliore retribuzione e maggiori investimenti nella sanità pubblica, in un Paese che ha visto morire 30mila persone a causa del Coronavirus. Per tre mesi, Farida, ha lavorato dalle 12 alle 14 ore al giorno, si è presa il virus e, asmatica, ha pure rischiato di morirne. Nel bel mezzo della protesta, Farida è stata circondata dagli agenti in tenuta antisommossa, scaraventata a terra e trascinata per i capelli, per poi essere ammanettata sanguinante alla fronte, mentre implorava i poliziotti di darle il suo medicinale per l'asma. Tenetelo a mente: un’infermiera.

 

Teneteli a mente, Emmanuel e Farida, perché il loro destino non sia quello di tutti quelli che fino a un mese fa chiamavamo eroi della pandemia, o angeli del Coronavirus. Medici, infermieri, rider, fattorini, addetti alle pulizie, commessi di supermercato che si sono immolati, a rischio della loro salute, lavorando su turni spesso massacranti per pochi euro all’ora col solo scopo di tenere in piedi la nostra società. Banalmente, perché essenziali alla nostra società. Emmanuel è quello che ci consegnava il cibo. Farida, quella che accudiva i nostri cari che non riuscivano più a respirare.

Teneteli a mente. E tenete a mente le violenze che hanno subito e i fiumi di parole, inchiostro e ipocrisia che hanno circondato quelle violenze. L’ipocrisia di una pandemia che ci avrebbe reso migliori, che ci avrebbe fatto capire quali fossero i veri valori, che avrebbe dato dignità alle persone, che ci avrebbe fatto capire l’importanza dei beni pubblici, primo fra tutti la salute, e la necessità di avere città meno inquinate, e una mobilità sostenibile. Ops, quasi ce ne scordavamo: la pelle di Emmanuel e Farida non è bianca. Ma sarà sicuramente una coincidenza, perché in Europa le forze dell’ordine non sono razziste come negli Stati Uniti d’America, no?

Teneteli a mente, perché questo evidentemente è il destino che tocca ad angeli ed eroi. Osannati fino a che ce n’è bisogno, e presi a calci prima e dopo. Tenetelo a mente, perché questo sarà l’effetto di tutti i buoni propositi degli ultimi tre mesi: parole volanti e carta straccia, buona per la retorica d’emergenza, per i convegni sul dopo, per i report delle task force governative, pessima per costruirci un futuro diverso. Andateglielo a dire, ora, ad Emmanuel e Farida, agli angeli e agli eroi, che andrà tutto bene, che il futuro è un arcobaleno colorato. Vi risponderanno che per quelli come loro le cose non vanno mai bene. E non andranno mai bene perché a noi di loro non frega nulla, finché non ne abbiamo bisogno. Beato il Paese che non ha bisogno di eroi, diceva Bertold Brecht. Beate le persone che non si ritrovano costrette ad esserlo, pure.