Inchiesta P4: la rete tessuta da Bisignani si allarga
C'è una nuova bomba pronta ad esplodere sull'Italia. E se pur si tratta di un'esplosione del tutto virtuale, le conseguenze che potrebbero essere determinate per il paese non sono lontane da quelle in cui dilagò lo scandalo Propaganda Due, nel periodo degli anni di piombo con bombe tristemente reali. E già, perché dalle 13mila pagine di intercettazioni e verbali dell'inchiesta P4 viene fuori quanto basta per riportarci alla mente quel periodo a cavallo tra anni Settanta e Ottanta in cui è stata scritta una delle pagine più oscure della storia italiana dagli anni del Dopoguerra: Industriali, magistrati, avvocati, giornalisti e esponenti delle forze di polizia, oltre a ministri, sottosegretari, vertici dei servizi segreti, esponenti politici di livello nazionale e locale, pubblici amministratori. L'indagine napoletana, condotta dai pm Francesco Greco, Henry John Woodcock e Franco Curcio, sta portando alla luce trame politico-economiche per una “rete di relazione infinita”, come l’ha definita il gip Luigi Giordano, costruita su dossier e ricatti, tali da condizionare le assegnazioni negli enti pubblici e la direzione degli appalti.
L'inchiesta entrerà nel vivo a partire da mercoledì con l’atteso interrogatorio di Luigi Bisignani, presunto leader della loggia massonica. In realtà i pm al momento hanno per le mani esclusivamente le testimonianze del faccendiere, ora agli arresti domiciliari. Per cui il deposito integrale delle carte servirà a indirizzare significativamente l'indagine, che potrebbe suscitare tanto clamore oltre che per le ripercussioni politico-istituzionali, anche per le conseguenze in ambito mediatico.
C'è da dire che parte dell'inchiesta sarà trasferita a Roma: quella riguardano appalti Eni, Enel e Poste, di cui Bisignani era punto di riferimento per i vertici. Ma l'uomo d'affari era visto anche come una sorta di direttore generale «ombra» della Rai. E' stato lui stesso ad affermare: "Mi interessavo delle vicende televisive perché sono sempre stato convinto che Masi non fosse la persona giusta per quel ruolo". Nel mirino degli inquirenti vi è soprattutto la lettera di licenziamento di Michele Santoro, che l'ex dirigente Rai scrisse dopo essersi rivolto al faccendiere.
E da chiarire è anche la figura del parlamentare del Pdl Alfonso Papa, il quale gestiva soldi e favori nel nome di Bisignani. Ma i nomi degli esponenti del partito di centrodestra abbondano dagli atti sottoposti all'occhio del gip: oltre a Gianni Letta e Italo Bocchino, ci sono anche Michaela Biancofiore, e Stefania Prestigiacomo intercettata mentre era nell’ufficio del lobbysta, Mariastella Gelmini che consultò varie volte Bisignani e Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità. Ma c'è anche la vulcanica Daniela Santanché che Bisignani avrebbe sostenuto per la nomina governativa.
Ieri, intanto, il segretario dell'Anm, Luca Palamara, è tornato sull'argomento P4 per replicare al commento di Silvio Berlusconi sull'inchiesta ("è costruita sul nulla" aveva detto il premier) parlando del "solito metodo» con cui «ancora una volta si tenta di delegittimare i magistrati in indagini che possono in qualche modo investire la politica".