Incendio in un magazzino a Trieste, due giovani intrappolati e uccisi dal fumo: era un rifugio usato dai migranti
Un terribile incendio ha distrutto un magazzino dismesso nel Porto Vecchio di Trieste. Al suo interno si trovavano due persone, due giovani migranti che nel tentativo di scaldarsi avevano acceso un fuoco. Questa almeno è l'ipotesi avanzata sino ad ora.
Secondo quanto apprende Fanpage.it dai Vigili del Fuoco, le vittime sono un uomo e una donna che dormivano al primo piano della struttura, mentre il fuoco si è sviluppato al piano terra. I due si trovavano in un solaio in cemento dove non sono stati raggiunti dalle fiamme: a ucciderli sarebbe stato il fumo. Per accedere alla zona dove si trovavano i corpi gli operatori sono stati costretti ad aprire diverse porte ed è probabile che i giovani siano rimasti intrappolati. A fare la segnalazione è stata una chiamata al numero di emergenza.
Secondo le ricostruzioni, all'interno del magazzino c'era un gruppo di persone che, trovandosi al piano basso, sono riuscite a fuggire in tempo. Non c'è ancora certezza sull'identità delle persone decedute e non sono state trovate altre vittime o feriti. Dalle ultime informazioni raccolte da Fanpage.it da fonti locali si tratterebbe di un uomo arabo e di una donna marocchina, migranti già in possesso di permesso di soggiorno che gravitavano attorno alla piazza della stazione.
Si ipotizza che il gruppo all'interno dell'edificio fosse formato da migranti provenienti dalla rotta balcanica. La città di Trieste è l'approdo nell'Europa occidentale per coloro che provengono dal Medio Oriente passando per i Balcani e la Turchia. Per il suo ruolo di confine tra l'est e l'ovest del continente, in città la presenza di migranti è costante, a dispetto della stretta securitaria in atto.
Molte delle persone che arrivano qui da mesi trovano una "zona militarizzata", come aveva spiegato a Fanpage.it l'attivista Elena Jona di ResQ, una delle associazioni che si occupano dell'assistenza ai migranti. Il colpo di grazia all'assistenza umanitaria è stato dato attraverso un provvedimento con cui la Questura ha contingentato le attività delle associazioni in piazza Libertà, la zona antistante la stazione. I volontari possono recarsi sul posto per dare cibo e coperte calde solo per un paio di ore al giorno. Questo, come si legge nel testo, allo scopo di tutelare il "decoro urbano", insieme a socialità, svago e attività economiche.
La decisione che ha incontrato immediatemnte la viva protesta di tutte le realtà umanitarie del territorio, a cominciare da Linea d'Ombra e dalla Caritas. "Sapere che, in questo momento, a Trieste ci sono posti liberi nel circuito di accoglienza rende ancora più doloroso quanto accaduto e pone una questione grave, che chiede di essere affrontata con urgenza – ha detto in una nota padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas di Trieste – Occorre comprendere come rendere i posti disponibili effettivamente accessibili a chi è ancora senza un riparo sicuro e lavorare insieme perché questo avvenga".
Il sacerdote ha chiesto "un'assunzione di responsabilità. Mentre le circostanze della tragedia vengono accertate, siamo chiamati, ciascuno per la propria parte, a tradurre la vicinanza alle persone più esposte in risposte concrete e tempestive".
In questi giorni di autunno, le temperature a Trieste si aggirano intorno ai 9-10 gradi, e soffia un forte vento di Bora. Ma con l'avanzare della stagione farà sempre più freddo e le persone che arrivano continueranno ad accendere fuochi e stufe di fortuna nei magazzini abbandonati se non troveranno un sistema pronto ad accoglierli.
Questo pomeriggio, alle ore 18.30 si terrà un momento di commemorazione spontanea proprio in piazza Libertà.
