La presenza di migranti disturba i turisti e la Questura di Trieste vieta i soccorsi: “Zona militarizzata”
La vista delle persone più fragili turba il decoro urbano, e alle realtà solidali viene imposto di ridurre l’orario delle attività e impedisce di prestare assistenza il sabato e la domenica. Il tutto per la "tutela della socialità, dello svago e delle attività economiche". È la decisione surreale presa a Trieste.
Il centro del provvedimento è piazza Libertà, la piazza della stazione dove arrivano tutti i turisti in transito in città, e dove spesso si fermano i migranti provenienti dal confine. Prima del provvedimento della Questura, chi arrivava veniva subito intercettato dagli attivisti e condotto nei centri diurni per assistenze più lunghe, adesso questa possibilità è preclusa. "Il decoro è stare vicino alle persone con fragilità. La piazza prima era piena di vita, ora è militarizzata", spiega a Fanpage.it l'attivista Elena Jona, della ong ResQ.
Cosa ha deciso la questura di Trieste per il "decoro urbano"
La Questura di Trieste ha contingentato l'attività umanitaria nella zona di piazza Libertà. Adesso, agli attivisti che si occupano di soccorso e assistenza ai migranti potranno portare pasti caldi e altri aiuti solo dalle 18 alle 20 durante la settimana, e stare lontani nei giorni del weekend. Finestre troppo strette che hanno cambiato il volto della città e le prospettive di chi vi arriva in condizioni di estrema fragilità.
Una decisione che ha lasciato stupefatte le tante realtà cittadine che si occupano dei migranti che a Trieste arrivano soprattutto seguendo la rotta balcanica. A denunciare il provvedimento è stata Linea d'ombra, storica associazione locale che ha ricevuto la solidarietà anche di Mediterranea Saving Humans.
"Una decisione grave, che limita concretamente la possibilità di offrire cure, cibo e vestiti a persone lasciate in strada senza accoglienza – commentano da Mediterranea – Questa non è sicurezza. È una politica che restringe gli spazi della solidarietà senza risolvere le condizioni di abbandono che essa cerca di affrontare. E che rischia di rendere sempre più difficile la vita di chi è già esposto a violenze e vulnerabilità. Chiediamo la revoca dei divieti imposti alle associazioni, l’accesso effettivo alla procedura d’asilo e soluzioni di accoglienza dignitose e adeguate per tutte le persone lasciate in strada".
ResQ: "Prima c'era il dolore, ma anche la vita"
Lo scopo dichiarato è quello di proteggere "socialità e svago". Ma di chi? Secondo Elena Jona, di ResQ, il motivo è salvaguardare l'apparenza della città, a discapito di tutto il resto: "Quello che stanno denunciando i nostri volontari è che la piazza si è spenta. Il tema del decoro nasce perché lì passa chiunque arrivi a Trieste, dai cittadini ai turisti, ma che decoro è non proteggere chi ne ha bisogno?".
ResqQ si occupa prevalentemente di salvataggi in meditaerraneo, ma a Trieste si appoggia alla rete solidale gestita da realtà locali come Linea d'Ombra e Fornelli resistenti. "Siamo contrariati. I nostri volontari dicono che è una follia la piazza così. Prima era una piazza dove sì, c'era il dolore, la denuncia delle torture, ma c'era anche molto altro: c'era la vita, e d'estate anche balli e canti. Tutto quello che è la vita, anche per le persone in transito".