Imprenditore legato e picchiato per una rapina da 200 euro

A cura di D. F.
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All’uomo era accaduta una cosa identica nel 1986: da allora aveva tenuto la cassaforte vuota. I rapinatori si sono dovuti accontentare di 200 euro, due pellicce e qualche prezioso.

Un incubo che si è ripetuto quello di Giuseppe Bresolin, imprenditore veneto che – dopo essere stato già rapinato nel 1986 da un gruppo di banditi della Mala del Brenta – ha subito la stessa sorte lunedì sera, quando un gruppo di malviventi sono entrati nella sua abitazione ed hanno cercato, invano, di rapinarlo di un tesoro. I ladri credevano che avrebbero trovato mazzette di banconote e gioielli, ma da più di 25 anni la cassaforte di Bresolin è praticamente vuota, memore dell'esperienza del 1986. I banditi così si sono dovuti accontentare di un magro bottino. 200 euro, un paio di pellicce e qualche gioiello.

Il commando, composto da almeno cinque uomini, ha sorpreso l'imprenditore e la moglie sulla porta di casa, intorno alle 19.30 di lunedì. Hanno picchiato e legato Bresolin e minacciato la consorte, costringendola a sedersi sul pavimento con la bocca tappata, mentre loro frugavano in tutte le stanze alla ricerca della cassaforte: quando l'hanno trovata hanno provato a forzarla senza successo, quindi hanno minacciato Bresolin di far del male ai suoi nipoti se non avesse immediatamente consegnato le chiavi: ma le chiavi non ci sono più dall'86, quindi l'imprenditore (titolare di un distributore di carburante) ha indicato ai rapinatori una valigetta contenente 200 euro.

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