Ilva: L’UE potrebbe aprire una procedura di infrazione verso l’Italia

A cura di D. F.
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La procedura potrebbe essere aperta perché il nostro Paese non ha obbligato l’Ilva a rispettare le norme europee sulla salvaguardia dell’ambiente.

E' ancora l'Ilva e le vicende della famiglia Riva a tenere banco. L'ultima notizia è che l'Italia rischia che la Commissione Ue apra una procedura d'infrazione nei suoi confronti per non aver obbligato l'Ilva a rispettare le norme europee sulla salvaguardia dell'ambiente. La decisione potrebbe essere presa mercoledì prossimo, ma contatti sono in corso tra Roma e Bruxelles per evitare che ciò avvenga. Intanto si sta lavorando a una soluzione che permetta la riapertura degli stabilimenti del Gruppo Riva chiusi nei giorni scorsi, che hanno provocato la "messa in libertà" di 1400 lavoratori. Stamattina a Roma il Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato ha incontrato il commercialista tarantino Mario Tagarelli e rappresentanti della proprietà per avviare un confronto utile per uscire dal labirinto.

"L'azienda – ha spiegato il ministro – chiederà al gip di poter disporre delle somme per riattivare l'attività produttiva". Per Zanonato resta però il problema di "garantire la prosecuzione dell'attività produttiva quando i beni di un'azienda sono sottoposti a sequestro". "Noi – ha detto Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva che al vertice rappresentava il gruppo Riva – abbiamo fretta di andare avanti affinché i lavoratori vengano pagati. Gli stipendi di settembre sono stati corrisposti e ora puntiamo a pagare gli stipendi che scadono il 10 di ottobre".

Riguardo il sequestro, Ferrante ha poi annunciato l'intenzione di chiedere "al custode dei chiarimenti sul perimetro dei beni sequestrati e quali possono essere utilizzati. Chiederemo anche l'utilizzo delle linee di credito perché abbiamo l'esigenza di riavviare l'attivitá produttiva". "Abbiamo esaminato – ha proseguito Ferrante – tutti i problemi conseguenti al sequestro". Il vertice è stato quindi giudicato "utilissimo per evidenziare il problema con l'obiettivo di ripartire con le attività. E comunque tutta questa discussione – ha rilevato ancora Ferrante – rende evidente come la decisione di chiudere gli stabilimenti non fosse una ritorsione ma un passaggio obbligato".

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