Il supervisore del Pio Albergo Trivulzio, la Rsa di Milano più colpita dall'emergenza Covid che causato decine di morti tra gli ospiti, nonché virologo, Fabrizio Pregliasco, spiega a Fanpage.it come si è evoluta l'emergenza nel nostro Paese: "La situazione evidenzia un continuo calo dei casi, con diverse regioni ormai quasi a zero casi". Il virologo sostiene poi che anche la regione su cui era necessario prestare maggiore attenzione, la Lombardia, e il suo capoluogo, Milano, rinominate "l'ultima frontiera", stanno tenendo bene. Pregliasco sottolinea però che "forse l'inizio ai banchi di partenza uguale per tutti debba vedere nel prossimo futuro quello che è stato promesso essere un monitoraggio settimanale", in modo da poter effettuare "differenziazioni mirate".

Non si poteva andare avanti con chiusura totale

Il virologo però si dichiara concorde con la decisione di riaprire le attività commerciali, "perché non si poteva andare avanti con la chiusura totale". A supporto della sua presa di posizione, Pregliasco cita il premier Conte, che ha parlato di "un rischio calcolato", per cui è stato necessario "rendersi conto che ci deve essere un compromesso fra il bisogno sanitario assoluto e il bisogno economico sociale". Ma in quale occasione i milanesi sono più esposti al rischio contagio? Bevendo l'aperitivo sui Navigli o in metropolitana per andare a lavoro? A tal proposito, il virologo, spiega: "Questo sarà lo studio dal vivo che ce lo dirà ma credo dipenda dalla rilassatezza e dallo stile del quotidiano". Paradossalmente, ha continuato Pregliasco, "la metropolitana ci fa più paura, mentre con l'amico abbiamo un diverso approccio", ma quello che i cittadini devono imparare è che "questi distanziamenti devono diventare uno standard di vita". Ciò è possibile solo se "passiamo in una percezione che ognuno di noi è sintomatico".

Siamo stati investiti da uno tzunami, abbiamo fatto il possibile

Spazio, poi, per parlare anche del tragico numero dei decessi che la Lombardia ha patito finora, ammontante a quasi 16.000 persone scomparse. "Forse i morti sono ancora di più", rivela Pregliasco quando gli si chiede cosa possa essere andato storto. "Noi abbiamo avuto una situazione che ora ha degli elementi ulteriori – ha continuato – a rafforzare il fatto che si è trattato di un iceberg che tutto a un tratto ha fatto vedere quella parte visibile dei casi più pesanti tutti insieme". Secondo il virologo, "si può dimostrare che già migliaia di persone dal 26 gennaio scorso avevano la malattia". E quindi non è andato storto niente? Pregliasco continua con la sua linea: "Il numero di morti così alto significa che siamo stati investiti da uno tsunami e abbiamo fatto quanto è stato possibile". A incidere, in Lombardia, sul numero dei decessi, sono stati "elementi di rischio peggiore" come "la densità della popolazione e la densità degli interscambi".

Nelle Rsa virus entrato con i lavoratori e i parenti

Restano però ancora molti dubbi su cosa si sarebbe potuto fare per gestire diversamente l'emergenza: "A posteriori, si può dire che si sono fatti degli errori – ammette Pregliasco – ma io dico che sono state prese delle decisioni che sulla base delle conoscenze scientifiche e delle scelte politiche del momento, poi magari non erano le migliori o le più efficaci". Qui, il virologo tocca il discorso delle Rsa, presso le quali – secondo un'ordinanza dell'8 marzo della Regione Lombardia – potevano essere spostati, a patto che fossero in strutture separate, i malati Covid dagli ospedali. "L'Oms ha evidenziato che il 50 per cento dei morti in Europa è nelle case di riposo", spiega Pregliasco aggiungendo che la malattia è andata "facilmente a penetrare in un luogo con concentrazione di soggetti fragili". Al momento della ordinanza regionale, "bisognava liberare gli ospedali che erano sovrasaturi", in cui i pazienti in arrivo non riuscivano ad avere un'assistenza sufficiente. Pregliasco dice quindi che la risposta giusta al problema sarebbe stato quello di metterli in una struttura che potesse "garantire una separatezza e la presenza di operatori dedicati", come da istruzioni di ordinanza, "e luoghi non in condivisione con l'Rsa". Pregliasco spiega infine che solo 15 Rsa in tutta la Lombardia hanno accettato di ricevere pazienti dagli ospedali. Ciò significa, dice quindi il virologo, che "nelle Rsa questo virus è sicuramente entrato dai lavoratori e dai parenti" degli anziani ospiti. Anche perché, argomenta Pregliasco, "l'elemento documentale della dimensione di questi spostamenti (quelli dei pazienti degli ospedali, ndr) non giustifica questa mortalità così elevata". Le scelte, e chi le ha prese, verranno giudicate dalla magistratura. A rimetterci sono stati però gli anziani, decimati da una gestione che ha fatto discutere: "Migliaia di casi ogni giorno. Saturazione dei posti letto. Saturazione del pronto soccorso. In Italia non c'è concezione di quello che stava succedendo in quei giorni a marzo", chiosa infine Pregliasco.

(Hanno collaborato Carla Falzone e Simone Giancristofaro)