2.752 CONDIVISIONI
4 Agosto 2017
18:51

Il mistero della minestra avvelenata al cianuro: chi ha ucciso Francesca?

Il 22 febbraio 2000, nella Roma studentesca del quartiere San Lorenzo, una ragazza muore avvelenata dal cianuro. I sospetti cadono sulla minestra al ‘formaggino’ preparata dalla coinquilina, ma la verità è lontana.
A cura di Angela Marino
2.752 CONDIVISIONI

Occorrono 300 milligrammi di cianuro per uccidere. Gli effetti del veleno con cui nel 1945 si tolse la vita Adolf Hitler sono immediati e devastanti: una volta ingerito, dolori atroci trafiggono il corpo da una parte all'altra, poi arrivano le convulsioni, il coma e, infine, la morte per arresto circolatorio. Silenzioso e crudele come un cecchino, il veleno dei gerarchi nazisti uccide senza dare nell'occhio: il suo odore di mandorle amare non viene avvertito neanche a concentrazioni letali, lasciando chi lo beve inconsapevolmente, senza scampo.Per fortuna, è così difficile da reperire che nessuno lo usa più per uccidere. Per questo, sconvolgente quanto enigmatico, resta il caso dell'omicidio di Francesca Moretti, 29 anni, operatrice interculturale laureata in sociologia e morta tra atroci sofferenze a Roma, nel 2000.

L'omicidio di Francesca Moretti

Francesca, detta Francy, abita in un piccolo appartamento in via Scalo San Lorenzo, nel cuore del quartiere studentesco di Roma. Occupa una stanza singola accanto alla doppia in cui stanno le coinquiline Daniela Stuto, studentessa di psicologia, di Lentini, e Mirela Nistor, di origini rumene, cameriera in un bar. La loro vita è quella di tutti i giovani fuori sede che si trovano per caso sotto lo stesso tetto: turni per la spesa, per le pulizie, divieto di fumare in casa, chiacchiere e complicità.

La relazione con Graziano Halilovic

La vita scorre tranquilla fino a quando Francesca non progetta di ritrasferirsi nella nativa Urbino. Deve allontanarsi da Roma per ricominciare insieme a Graziano Halilovic, un ragazzo rom di cui si è innamorata lavorando con lui nei campi nomadi. I due non possono vivere la loro storia d'amore perché il 26enne bosniaco, figlio del capo rom Vajro Halilovic e suo erede designato, è già sposato. Quella relazione aveva messo in discussione la figura di Graziano, non tanto per la trasgressione al matrimonio (nella cultura rom la poligamia è tollerata), ma perché si era innamorato di una donna di etnia diversa. Fatima, moglie di Graziano e madre dei suoi cinque figli, aveva cercato di intralciare quella relazione, prima con una educata telefonata, poi con insulti e minacce.

L'ostilità della comunità rom

"Lascialo, lui vuole stare con me", le aveva detto Francesca, ma Fatima non era disposta a perdere suo marito e lui aveva deciso di andarsene. Francesca sarebbe partita il 23 febbraio, Graziano l'avrebbe raggiunta in seguito. Quattro giorni prima della partenza,  il 18 febbraio, però, Francesca comincia a stare male. Accusa un forte dolore alla schiena, così chiama il medico che in due anni a Roma non aveva mai disturbato. Per il dottore è una semplice lombosciatalgia che va curata con antinfiammatori e antidolorifici. Francesca però peggiora di giorno in giorno, finché il medico non ordina il ricovero, che lei rifiuta. Sul diario scrive: "Sto male e so che non è una semplice influenza".

La morte di Vajro Halilovic

È sola, perché al campo rom è morto Vajro, il papà di Graziano. Questo, forse, metterà in pericolo la loro relazione. Graziano ora è il capo: lascerà la moglie e la guida della comunità per fuggire con lei o resterà dov'è e prenderà il posto di suo padre? Francesca questo non lo saprà mai. Il 20 febbraio le sue condizioni si aggravano, ormai non si alza più dal letto. Sono le coinquiline, ‘la Dani' e la ‘Miry' a prendersi cura di lei. All'una di quel mercoledì Daniela cerca di invogliare la sua amica malata a mangiare qualcosa: "Ti preparo un po' di minestra con il formaggino?", chiede. Francesca acconsente a mangiare qualcosa, consuma la minestrina, una mela e poi si rimette a letto.

L'ultimo pasto

Daniela esce per fare la spesa per rifornire il frigo, intanto a casa torna Mirela. "Che faccia che hai, Francy" commenta vedendo il volto sfatto dell'amica. Intorno alle 17 inizia uno strano travaglio: le gambe e il ventre di Francesca si gonfiano, sulla pelle appaiono grossi ematomi, dopo poco comincia a urlare di dolore. Nel panico, Mirela telefona al fidanzato poliziotto, che la raggiunge immediatamente, insieme chiamano l'ambulanza. Intanto rientra Daniela, quando i paramedici caricano sulla lettiga Francesca, sarà proprio lei ad accompagnarla.

Il diario di Francesca

Al pronto soccorso Francesca entra in coma, alle 19 il suo cuore smette di battere. È una morte inspiegabile, assurda, orrenda. Si pensa a uno choc anafilattico dovuto all'antidolorifico assunto la mattina, ma la morte è sopraggiunta a troppe ore di distanza per essere effetto di un'intolleranza al farmaco. Maria Assunta Berloni, la madre di Francesca, si precipita a Roma. Davanti alle amiche della figlia sbotta in uno strano: "Me l'hanno uccisa". Spaventate, le ragazze chiedono perché sospetti una cosa del genere: "Me l'ha detto Francesca – risponde – ho letto il suo diario". Quello stesso diario verrà bruciato dalla signora Berloni per sottrarlo alla polizia.

L'autopsia: cianuro

Ci vogliono circa cinque mesi per scoprire dall'autopsia che Francesca è stata uccisa da una potente dose di cianuro, 350 milligrammi assunti per ingestione: quindi, attraverso cibo e bevande. Esclusa l'ipotesi del suicidio, i sospetti si dirigono su Fatima, la moglie tradita, ma viene subito esclusa. Sembra improbabile che la donna possa essere penetrata in casa e aver avvelenato il cibo della ragazza senza essere vista. Dunque i sospetti vengono stornati su Daniela e la sua minestrina. La studentessa siciliana viene arrestata e accusata di aver ucciso l'amica con la quale conviveva da tre mesi.

Il delitto di San Lorenzo

Chi aveva un movente (Fatima o qualcuno della sua comunità), non aveva l'opportunità e chi l'aveva (Mirela e Daniela), non aveva movente. Il delitto di San Lorenzo è un rompicapo a cui gli inquirenti sembrano costruire su misura una soluzione. Daniela, avrebbe ucciso perché – sebbene eterosessuale e fidanzata con Fabrizio – sarebbe stata innamorata di Francesca e non avrebbe sopportato l'idea che se ne andasse. Il cianuro? Semplice, lo avrebbe trovato a Lentini, il suo paese natale, dove trent'anni prima veniva usato come pesticida per i parassiti della frutta. In sede processuale questa tesi non viene dimostrata, così come difficile risulta dimostrare che sia stata la minestra o la bevanda digestiva assunta dopo il pasto ad avvelenare Francesca.

Il processo a Daniela Stuto a Un giorno in Pretura

Il processo viene ripreso dalle telecamere di ‘Un giorno in pretura'. Daniela viene descritta come manipolatrice dal passato difficile (era stata abbandonata dalla madre e rimasta orfana del padre) e quando viene chiesta una perizia psichiatrica, dopo un anno di indagini, l'avvocato grida di smetterla. Una seconda perizia dimostra che gli effetti del veleno non potevano manifestarsi dopo ore dal pasto e infine, Daniela viene scagionata e risarcita per l'ingiusta detenzione.

Il rogo di Centocelle

Dopo la fine della vicenda giudiziaria, Daniela Stuto si è laureata e sposata con il fidanzato di allora, dal quale ha avuto una bambina. Graziano Halilovic ha avuto altri due figli, oggi dirige la onlus ‘Romà' per l'integrazione dei rom ed è lo sfortunato zio delle tre bimbe morte bruciate in un campo rom di Centocelle. Dopo la assoluzione della Stuto, sulla morte di Francesca è calato un silenzio tombale, nessuna pista diversa da quelle battute è stata percorsa.

Cianuro a San Lorenzo

Non si è mai indagato sul fatto che una settimana prima della morte di Francesca, alla coinquilina, Mirela venne rubata la borsa con le chiavi di casa. La serratura non era stata cambiata, dunque era verosimile che qualcuno avesse accesso alla casa. Non sappiamo perché non fu battuta quella strada né quali segreti custodisse il diario che la madre di Mirela ha bruciato o, ancora, cosa contenesse la fiala vuota notata dalla sorella di Francesca sotto il letto, dopo la morte della ragazza.

E poi, ancora una cosa: come è arrivato il cianuro al civico 61 di San Lorenzo?

2.752 CONDIVISIONI
Sta meglio Jack, il cane del Soccorso alpino che era stato avvelenato: “Il peggio sembra passato”
Sta meglio Jack, il cane del Soccorso alpino che era stato avvelenato: “Il peggio sembra passato”
Jack, lotta tra la vita e la morte: avvelenato il cane che salva vite a sciatori ed escursionisti
Jack, lotta tra la vita e la morte: avvelenato il cane che salva vite a sciatori ed escursionisti
0 di Videonews
Avvelenato Jack, cane che salva vite a sciatori ed escursionisti: ora lotta tra la vita e la morte
Avvelenato Jack, cane che salva vite a sciatori ed escursionisti: ora lotta tra la vita e la morte
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni