I contagi rallentano, ma i decessi continuano a crescere a una velocità preoccupante. Sono 37.978 i nuovi contagi da Coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Italia, (con i 32.961 casi di ieri è stata superata quota un milione di contagi), per un totale dall'inizio dell'emergenza sanitaria di 1.066.401 casi. Questi gli ultimi dati aggiornati dell'emergenza Covid in Italia diffusi col bollettino di oggi, giovedì 12 novembre, dal Ministero della Salute. I guariti dall'inizio della pandemia sono 387.758 (+15.645, ieri +9090), i morti Covid invece sono 43.589 (si registra un incremento di 636 decessi nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 623). I casi attualmente positivi sono 635.054 (+21.696). Di questi, 29.873 sono i pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, 3.170 quelli in terapia intensiva. Complessivamente i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stati 234.672. La Regione con più casi positivi su base giornaliera è la Lombardia seguita da Piemonte e Campania.

"Partiamo dalle cose positive: c'è un rallentamento della crescita dei contagi”. Giovanni Forti, 26 anni, è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “In parte può essere dovuto al fatto che le misure hanno limitato la socialità e le occasioni di contagio. – spiega Forti a Fanpage.it -. In parte, però, i tamponi ormai non spiegano più l'effettivo andamento dell'epidemia. Quando hai un numero di positivi che è pari al 15-20% dei test eseguiti, vuol dire che ti stai perdendo un sacco di casi”.

Oggi i tamponi sono stati 234mila, tantissimi, e il tasso di positività è ricresciuto di due punti rispetto a ieri, tornando al 16,2%. 
Le oscillazioni quotidiane sono abbastanza normali. E ieri era stato un giorno positivo. Se anche oggi, come ieri, avessimo avuto 32mila contagi avremmo potuto dire che siamo arrivati al picco. O meglio, al numero massimo di casi che questi tamponi possono registrare. Da questa settimana in poi, comunque, il conto dei casi sarà sempre meno importante e sempre meno affidabili.

E quali indicatori dovremo guardare, quindi?
Uno è quello dei casi gravi, le persone gravemente o molto gravemente sintomatiche, che è molto più difficile perdersi. Guardare l'andamento dei ricoverati in terapia intensiva e non, oggi come oggi, dà molto più del conto dell'andamento della pandemia. Il problema, è che questi indicatori seguono l'andamento della pandemia con un certo ritardo. I ricoverati di oggi ci spiegano come andava la pandemia una settimana fa.

Cosa ci dicono i ricoveri di oggi?
Relativamente ai ricoveri in area medica abbiamo superato il picco dei primi giorni di aprile. Se il nostro sistema sanitario non si fosse rafforzato in questi mesi, saremmo nei guai come allora. Però ci stiamo avvicinando alla pressione sul sistema sanitario di allora. Anche perché questa volta il Covid-19 picchia dura anche in regioni che non hanno la sanità lombarda, o emiliana o veneta.

Quali sono le regioni in cui è più forte la pressione del Covid sul sistema sanitario?
I dati peggiori li abbiamo a Bolzano, in Piemonte e Val d'Aosta. Oltre alla “solita” Lombardia, ovviamente.

A proposito di Lombardia, oggi abbiamo letto dati positivi sull'indice RT a Milano, sceso a 1,25. È davvero una buona notizia?
È un dato che reagisce velocemente alle misure di contenimento del contagio. In realtà come Milano, dopo una settimana di zona rossa, è fisiologico che qualcosa si cominci a vedere. Attenzione, però: l'RT misura la probabilità che il virus si diffonda, non l'effettiva pericolosità, il numero dei ricoveri e quello dei decessi. E oggi in Lombardia abbiamo avuto 187 decessi, sui 636 morti a livello nazionale, dopo i 623 di ieri. Era dalla prima metà di aprile che non avevamo tanti morti per Covid-19 in Italia.

I decessi stanno crescendo sempre allo stesso ritmo?
Settimana scorsa crescevano a un ritmo dell'80% rispetto alla settimana precedente. Questa settimana siamo al 70%. Comunque a un ritmo molto superiore, rispetto ai casi. Di questo passo, settimana prossima potremmo essere di nuovo attorno ai 919 deceduti in un solo giorno, come accadde lo scorso 27 marzo. Con la crescita che stiamo vedendo, rischiamo di arrivarci molto presto.

Ultima domanda: cosa dice l'indice di gravità di YouTrend?
Che siamo a una gravità dell'81%, un punto in più rispetto a ieri. Sono i decessi e la pressione sul sistema sanitario che lo spingono in alto. I casi e il tasso di positività sono abbastanza stabili, invece. Speriamo che anche il resto cominci presto a esserlo.