Niente nuove, buone nuove
. Il bollettino della Protezione Civile del 21 maggio sull’emergenza Coronavirus In Italia registra 228.006 casi positivi (+642 rispetto a ieri), di cui 134.560 guariti (+2.278) e 32.486 decessi (+156). Stando al bilancio appena pubblicato, dei contagiati attuali 51.051 sono in isolamento domiciliare asintomatici o con pochi sintomi, 9.269 sono ospedalizzati e 640 sono ricoverati in terapia intensiva, numero questo che segna ancora una discesa dall'inizio dell'epidemia. I tamponi effettuati finora sono in totale 3.243.398 di cui 71.679 nelle ultime 24 ore.

“I dati di oggi sono molto simili a quelli di ieri, sia dal punto di vista dei nuovi casi e dei decessi, e questa è una buona notizia”. Giovanni Forti, 26 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Procede come speravamo che andasse – spiega Forti a Fanpage.it -. Se non vediamo emergere i nuovi casi che arrivano dalla fase 2 e fino a che continuiamo a osservare un trend discendente possiamo essere contenti”.

È tutto uguale, rispetto a ieri, o c’è qualcosa di diverso?
Ci sono venti nuovi casi in meno, cinque decessi in meno e quattromila tamponi in più, e già questa è una bella differenza. A livello territoriale, poi, c’è una diminuzione del Piemonte, che torna a calare verso i 100 casi al giorno, mentre c’è un lieve aumento in Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria.

Sono aumenti che fanno preoccupare, o per ora sono in un trend decrescente?
Per quanto riguarda la Lombardia siamo in un trend assolutamente decrescente: parliamo di 20 casi in più, ma in discesa di circa 300 casi in meno a livello di media mobile settimanale. Lo stesso vale per l’Emilia-Romagna. Se vogliamo trovare un motivo di preoccupazione in un quadro comunque rassicurante è quello relativo alla Liguria, che lambisce ancora i sessanta casi.

 

Nel resto d’Italia come va?
Nel resto d’Italia va abbastanza bene. Abbiamo ben tredici regioni sotto i dieci nuovi casi. In particolare, merita una menzione speciale il Veneto, che per la prima volta scende a quota 8 casi. È dal 24 di febbraio che non accade, cioè da quando la protezione civile comunica i dati. Speriamo che continui così.

Se non continuasse così?
Potremmo aspettarci un punto di flesso nella discesa, un rallentamento ulteriore rispetto a quello già in atto oggi. Sarebbe più preoccupante se i casi tornassero ad aumentare.

I decessi continuano a calare molto lentamente, invece…
Sì, soprattutto in Lombardia, dove siamo ormai stabili attorno ai 65 morti al giorno. Poi c’è il Piemonte con 24, l’Emilia-Romagna con 17 e il Lazio con 15 e la Liguria con 11. Il resto delle regioni – Veneto compreso – registra meno di dieci decessi, otto delle quali a quota zero.

È uscito un report dell’Inps sui decessi, oggi…
Sì, e dice che ci sono 46mila decessi in più rispetto alla media 2015-2019 dal 1 marzo al 30 aprile. Cioè, che c’è una gran parte di deceduti che non è stata registrata come infetta da Covid-19. E una parte di decessi di persone che, a causa dell’emergenza Covid, non è stata adeguatamente servita dagli ospedali. Questo vuol dire due cose.

Quali?
La prima è che non siamo stati capaci di raggiungere tutta la popolazione infetta da Covid-19 con sintomatologie gravi. La seconda è che abbiamo avuto un sistema sanitario che non ha retto il peso dell’epidemia. Dobbiamo ricordarcelo, da qui in avanti, e porvi rimedio quanto più possibile, per evitare altre ondate di decessi di questo tipo.