Parlando con la compagna Maria Luisa Cattaneo, l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella definisce "calabresi", "pezzi grossi" gli interlocutori di Daniele Giardino, secondo l'accusa il fornitore di droga. Per questo la Procura di Piacenza, coordinata dal procuratore Grazia Pradella, ha inviato parte degli atti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano per approfondimenti sui canali di rifornimento degli stupefacenti emersi nell'inchiesta ‘Odysseus', che ha portato nei giorni scorsi al sequestro della caserma della stazione Levante e all'arresto di sei militari. Negli atti si parla infatti di un deposito a Gaggiano, nell'hinterland milanese, dove andare a ritirare la droga. Un luogo, per gli inquirenti, gestito da persone vicine a ‘ndrine della Locride, da cui il coinvolgimento della Dda milanese.

Stando a quanto emerge dagli atti dell'inchiesta il 19 marzo del 2020, in pieno lockdown,  Matteo Giardino – uno degli indagati, considerato fornitore dei carabinieri – si è recato a Gaggiano per rifornirsi di droga: quel giorno venne fermato dalla Guardia di Finanza che lo trovò in possesso di 3,2 chili di marijuana, arrestandolo ma decidendo – per il momento – di lasciare libero l'appuntato Peppe Montella. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire che l'"erba" era stata reperita in un capannone di Vigano, frazione di Gaggiano, riconducibile a un calabrese originario di Platì, incensurato e non iscritto nel registro degli indagati: nella casa accanto all'edificio, tuttavia, viveva un altro calabrese con precedenti penali per reati di spaccio. Secondo gli inquirenti, quindi, quel luogo sarebbe stato uno dei centri logistici dello scambio di droga, un vero e proprio hub in cui Giardino era solito recarsi per rifornirsi di stupefacenti. Non solo: gli introiti della vendita di droga sarebbero finiti nelle mani di personaggi legati alla ‘Ndrangheta: proprio quei calabresi definiti "pezzi grossi" dall'appuntato dei carabinieri Peppe Montella.