Quindici, sedici ore di lavoro al giorno in fabbrica. Dalla mattina alla sera a lavare, preparare e imbustare insalate che finiscono negli scaffali dei supermercati di tutta Italia già pronte per essere condite e consumate. I protagonisti di questa storia sono gli operai della Ambruosi&Viscardi, azienda leader nella coltivazione e nel confezionamento delle insalate con sede a Sant'Elpidio a Mare, in provincia di Fermo. I prodotti del marchio si possono trovare sugli scaffali di molti dei principali punti vendita della grande distribuzione, ma i lavoratori raccontano come il successo dell'azienda sul mercato sia stato conseguito anche al prezzo di enormi sacrifici da parte loro, molti dei quali hanno varcato la prima volta i cancelli della fabbrica più di 10 anni fa e oggi ne sono stati estromessi. Gli operai – quasi tutti indiani e pachistani – raccontano di una vita passata alla "catena di montaggio", con turni massacranti e poco tempo persino per andare in bagno: la lettura delle tabelle su cui segnavano le ore lavorate quotidianamente tra il 2017 e il 2018 lascia sbalorditi: 320, 328 ore al mese, che al fronte delle normali 160 sono oltre il doppio. Significa turni sfiancanti, significa entrare in fabbrica la mattina all'alba e uscirne ben dopo le canoniche 6 ore e mezza di lavoro al giorno previste in agricoltura. Spesso – sostengono gli operai – è capitato che i turni durassero anche 15/16 ore.

Il racconto di un operaio: "Turni massacranti, ma per anni mai visto un sindacato"

E' uno di loro a raccontare a Fanpage.it i ritmi di lavoro sostenuti per decenni: "Lavoravamo tutti i giorni dalla mattina alla sera, spesso anche la domenica. Eravamo tutti stranieri, soprattutto all'inizio nessuno sapeva parlare l'italiano e ci sembrava normale lavorare così tanto. I sindacati in fabbrica non si sono mai visti, per anni e anni non abbiamo mai fatto un ‘assemblea. Solo lavoro, lavoro, lavoro. Qualcuno si faceva male e al pronto soccorso raccontava di essersi infortunato a casa, per il timore di essere licenziato. Non avevamo ferie né diritto alla malattia, ma non avevamo neppure il coraggio per protestare perché temevamo di restare in mezzo a una strada". Poi, nel 2018, gli operai dell'Ambruosi&Viscardi entrano in contatto con alcuni lavoratori di altre aziende del Nord Italia iscritti al SI Cobas e prendono parte al primo sciopero, quello del 25 ottobre. Dopo quella mobilitazione l'azienda stabilizza alcuni lavoratori, ma lascia a piedi molti dei 124 che erano stati impiegati nello stabilimento per anni – talvolta decenni – sempre con contratti a tempo determinato: gli stessi operai che, con una lunga mobilitazione, avevano chiesto condizioni di lavoro dignitose. Al loro posto Ambruosi&Viscardi assume altri operai: nessuno di loro ha la tessera SI Cobas in tasca (tranne uno, un camionista) ma sono tutti iscritti a CGIL, Cisl e Uil, sindacati che avrebbero poi firmato una serie di accordi con la società per  l'assunzione di 30 lavoratori a tempo indeterminato.

La giuslavorista: "I lavoratori avevano diritto ad essere stabilizzati. Neppure i sindacati li hanno aiutati"

Una tabella con gli orari di lavoro riferiti dagli operai di Ambruosi&Viscardi. Si nota che sarebbero sovente state superate le 300 ore di lavoro al mese.
in foto: Una tabella con gli orari di lavoro riferiti dagli operai di Ambruosi&Viscardi. Si nota che sarebbero sovente state superate le 300 ore di lavoro al mese.

L'avvocato Corinna Biondi, giuslavorista e attivista della Casa del Popolo di Fermo, che sta sostenendo la vertenza degli operai, inquadra la questione dal punto di vista giuridico e spiega quali sarebbero – esaminate le carte e ascoltati i lavoratori – le presunte irregolarità commesse da Ambruosi&Viscardi: "In agricoltura le assunzioni degli operai possono avvenire con due tipologie di contratti: a tempo indeterminato o a tempo determinato. In quest'ultimo caso i contratti possono essere ‘generici' per un breve periodo di tempo (lavori stagionali, saltuari) e in tal caso l'impiego del dipendente non può in nessun caso superare i 180 giorni nei dodici mesi (altrimenti si converte in rapporto a tempo indeterminato) oppure avere un vincolo minimo di durata di almeno 100 o 180 giornate all'anno".

Biondi continua: "I lavoratori della Ambruosi&Viscardi che abbiamo conosciuto, sono stati assunti per anni e anni, con contratti a tempo determinato di breve durata che si avvicendavano nel corso dell'anno, e degli anni, uno dopo l'altro, con rare e brevi interruzioni. Ebbene, in virtù dell'art. 23 del contratto collettivo, e dei principi giuridici generali, il ricorso continuo alle assunzioni a tempo determinato senza vincolo di durata, avrebbe determinato la nascita, in capo ai lavoratori, del diritto alla conversione dei rapporti di lavoro in tempo indeterminato. Gli operai, infatti, non erano assunti per fasi di lavorazione o per lavori saltuari e per coltivazioni stagionali. Erano impiegati, da quanto mi riferiscono e da quanto risulta nei documenti, tutto l'anno per molti anni e all'interno dello stabilimento dove si occupavano di lavare, imbustare e spedire le famose insalate. Avevano dunque maturato il diritto alla stabilizzazione".

Come se non bastasse gli operai raccontano di aver dovuto lavorare su turni massacranti, sovente di 15 o 16 ore al giorno. Tale circostanza tuttavia non si riscontra nei prospetti paga ottenuti da Fanpage.it. Ricorre invece di frequente – e per importi altissimi – la voce "trasferta Italia", che si utilizza per gli spostamenti occasionali dei lavoratori dal luogo di lavoro. "Mi hanno però detto, gli operai, che non effettuavano trasferte, visto che nessuno di loro veniva mai inviato fuori dallo stabilimento – spiega ancora l'avvocato Biondi -. Viene dunque da chiedersi se la ‘trasferta Italia' venisse utilizzata per le ore di lavoro effettive eccedenti quelle indicate e retribuite regolarmente come lavoro ordinario, cosa che purtroppo mi è capitato di constatare in altre aziende in passato, dove si usava la prassi illecita di pagare ore di lavoro nascondendole sotto la voce "trasferta" sulla quale non si paga irpef e inps. Auspichiamo che l'azienda riammetta al lavoro i 124 lavoratori e che li assuma con contratti a tempo indeterminato. Ribadisco: è un diritto che più volte hanno maturato nel corso degli anni. Stupisce che finora nessun sindacato, neppure quelli confederali, si sia attivato giudizialmente per esigerlo per tutti".

Ambruosi&Viscardi: "Lavoratori rispettati. Non volevano il contratto a tempo indeterminato per poter tornare in India"

Uno stabilimento di Ambruosi&Viscardi
in foto: Uno stabilimento di Ambruosi&Viscardi

E' l'avvocato del lavoro Diego Silvestri, uno dei legali dell'azienda, a spiegare la posizione di Ambruosi&Viscardi: "Sono arrivato in azienda nell'autunno del 2018 e posso assicurare che da allora sono stati inseriti tornelli all'ingresso e badge per verificare i turni degli operai con la massima precisione. Mi sento comunque di escludere che anche in passato ci siano state situazioni di sfruttamento dei lavoratori: chi si riferisce a noi come a dei caporali (come il sindacato SI Cobas), o peggio degli schiavisti, non sa di cosa parla e basta leggere le buste paga e le retribuzioni degli operai, assolutamente dignitose e non certo da ‘schiavisti' come alcuni vogliono far credere. Abbiamo sempre garantito la massima trasparenza e rispettato gli orari di lavoro previsti dalla legge. Ambruosi&Viscardi ha terreni agricoli in tutta la regione, e anche fuori, e il ricorso alla voce "Trasferta Italia" in busta paga era dedicato proprio a quei lavoratori che dovevano spostarsi da un sito produttivo all'altro. Smentisco anche che l'azienda si sia rifiutata di stipulare contratti a tempo indeterminato agli operai indiani: erano loro a chiederci di mantenere quelli a tempo determinato, così da poter tornare nel loro paese quando lo desideravano. Circostanza che, con la stabilizzazione, sarebbe stata ben più difficoltosa. Insomma, in questa vertenza i veri precari siamo noi: basta uno sciopero per annullare la consegna di un prodotto, andando incontro a penali e al rischio di perdere le commissioni da parte dei marchi della grande distribuzione organizzata".

La vertenza degli operai Ambruosi&Viscardi è ora entrata nel vivo. Dai picchetti fuori dai cancelli si passerà nei prossimi giorni alle denunce all'azienda, che dal canto suo rivendica la piena legittimità del suo operato. I lavoratori, invece, chiedono contratti stabili e dignità.