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Genova, uomo dimesso dal Pronto Soccorso muore a casa. Medico indagato si difende: “Sovraffollamento impedì diagnosi”

La Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per un medico del pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi, ipotizzando il reato di omicidio colposo in relazione alla morte di un uomo. La difesa del dottore: “Ospedale era saturo, condizionate le capacità diagnostiche del personale in servizio”.
A cura di Davide Falcioni
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Si avvia verso il processo l’inchiesta sulla morte di un sessantenne genovese, deceduto nel maggio 2022 a seguito di una dissezione aortica non diagnosticata. La Procura di Genova ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per un medico del pronto soccorso dell'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, ipotizzando il reato di omicidio colposo.

Il caso nasce da un accesso ospedaliero da parte del paziente per una sospetta lombalgia. I primi esami (radiografia ed ecografia) richiesti dai sanitari avevano dato esito negativo, di conseguenza l'uomo era stato dimesso con una terapia antidolorifica salvo poi essere trovato senza vita nella propria abitazione pochi giorni dopo.

Il fulcro dell'accusa risiede nella gestione clinica del paziente: secondo la magistratura, l'esecuzione di una Tac avrebbe potuto individuare tempestivamente la patologia e consentire un "intervento chirurgico salvavita". Mentre la posizione di un primo collega è stata archiviata, la pm ha insistito per il processo del sanitario che ebbe in carico il sessantenne prima del ritorno a casa.

Nel corso dell'udienza preliminare, la giudice Alice Serra ha vagliato le conclusioni di una perizia tecnica. Sebbene i consulenti non abbiano potuto certificare con assoluta precisione l'evoluzione della patologia durante il ricovero, hanno tuttavia confermato che vi sarebbero "buone probabilità" che la dissezione fosse già rilevabile con esami più approfonditi.

La difesa del medico indagato, curata dall'avvocato Massimo Boggio, punta invece sulla non punibilità legata al contesto emergenziale. Il legale ha invocato lo "scudo penale" per il suo assistito, evidenziando il critico stato operativo del Villa Scassi in quei giorni, quando in appena 48 ore ben 213 pazienti vennero registrati al triage. Secondo la difesa, tale pressione avrebbe condizionato le capacità diagnostiche del personale in servizio.

Mentre la sorella della vittima ha già ottenuto un risarcimento in sede civile, la vicenda penale attende il suo spartiacque. L’8 giugno il giudice si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio, stabilendo se l'errore diagnostico debba essere imputato al singolo medico o se debba essere inquadrato nei limiti organizzativi di un sistema sanitario sotto sforzo.

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