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Fratelli morti folgorati a Magione, lo zio: “Ho trovato io i corpi, non erano cacciatori di frodo”

Lo zio dei gemelli Giacomo e Francesco, i due 22enni folgorati martedì sera a Sant’Arcangelo di Magione: “Oggi ho letto che erano cacciatori di frodo, ma è una bugia, non è assolutamente così, erano dei ragazzi d’oro”.
A cura di Davide Falcioni
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Il silenzio dei telefoni che squillano a vuoto, la corsa nel bosco guidata dal GPS e poi la scoperta che nessuno vorrebbe mai fare. Fabrizio Fierloni, zio dei gemelli Giacomo e Francesco, i due ragazzi di 22 anni folgorati martedì sera a Sant’Arcangelo di Magione, in provincia di Perugia, ha affidato al Corriere dell'Umbria un racconto straziante degli ultimi istanti di vita dei nipoti.

Tutto inizia con un’insolita mancanza di risposta. I gemelli, descritti da tutti come ragazzi molto legati alla famiglia, non erano soliti ignorare le chiamate. "Sono andato io a cercarli perché mio figlio mi ha detto: ‘Papà vai che Giacomo e Franci non rispondono al telefono'", racconta Fabrizio Fierloni. "È strano, loro rispondono sempre al primo squillo. Ero a cena fuori con mia moglie e, quando mio figlio mi ha detto così, ho preso la macchina e sono andato".

Nonostante ai genitori avessero detto che sarebbero andati a pesca, i dubbi del cugino hanno spinto lo zio a dirigersi verso l’area boschiva. La ricerca è stata possibile grazie alla tecnologia: "La fidanzata di uno dei due aveva la condivisione della posizione. Queste zone le conosco come le mie tasche. E infatti quando ho visto la loro macchina parcheggiata ho iniziato a chiamarli, a urlare i loro nomi ma niente. Poco dopo li ho trovati e non ci volevo credere".

L’impatto con la realtà è stato brutale. Fabrizio ha allertato immediatamente i soccorsi, che sono giunti sul posto anche con l’ausilio di un elicottero. "Hanno provato in ogni modo a rianimarli, gli hanno fatto di tutto, ma non c’era niente da fare. Ci hanno detto che non sarebbe stato possibile fare niente nemmeno se fossero intervenuti subito". Una scarica fatale da circa 20mila Volta che non ha lasciato scampo ai due fratelli.

Lo zio tiene a fare chiarezza sulla dinamica e sulle illazioni circolate nelle prime ore. Non erano cacciatori di frodo, ma giovani appassionati che stavano addestrando i propri animali. "Loro avevano questi piccioni da richiamo. Li stavano allenando, e sono usciti con questa specie di canna da pesca, un tubo di metallo e probabilmente, anche se non hanno proprio toccato il cavo, sono rimasti folgorati". Lo spostamento d’aria o la vicinanza dell’asta conduttrice ai cavi della media tensione sarebbe stata la causa dell'arco elettrico letale. "Oggi ho letto che erano cacciatori di frodo, ma è una bugia, non è assolutamente così, erano dei ragazzi d’oro".

Giacomo e Francesco erano anche il futuro dell’azienda che gestivano insieme al padre e allo zio. "Erano due giovani con la testa sulle spalle, lavoravamo nell’azienda di famiglia, eravamo sempre tutti insieme al lavoro e solo loro potevano portarla avanti. Adesso niente sarà mai più come prima. Il futuro è finito l’altra sera insieme a loro due. Non rimane niente".

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