165 CONDIVISIONI
Covid 19
24 Giugno 2021
15:54

Focolaio nel polo logistico di Piacenza, decine di contagi. I sindacati: “Si facciano verifiche”

Roberto Montanari, sindacalista Usb, commenta a Fanpage.it la vicenda del focolaio Covid partito dal polo logistico di Piacenza e che ha coinvolto “decine di persone” all’interno di due aziende, tra cui Ikea: “Noi stiamo facendo una verifica, abbiamo coinvolto sia l’Ausl di Piacenza che il medico aziendale. Vogliamo chiarezza”.
A cura di Ida Artiaco
165 CONDIVISIONI
Immagine di repertorio.
Immagine di repertorio.
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Covid 19

"Noi stiamo facendo una verifica, abbiamo coinvolto sia l'Ausl di Piacenza che il medico aziendale. Vogliamo chiarezza". A parlare a Fanpage.it è Roberto Montanari, sindacalista Usb, che ha così commentato la vicenda del focolaio Covid partito dal polo logistico di Piacenza e che ha coinvolto "decine di persone" all'interno di due aziende, mentre continuano le indagini per il tracciamento dei contatti. Sempre secondo il sindacato Usb, una delle aziende interessate sarebbe l’Ikea, come si legge in una nota, pubblicata nei giorni scorsi sul sito internet ufficiale della sigla, all'interno della quale vengono anche denunciate le condizioni di lavoro nello stabilimento, poco adeguate alle norme anti Covid.

"Le procedure sono queste – ha spiegato Montanari -: l'Ausl verifica l'esistenza di un contagio, poi segnala all'azienda chi sono i contagiati. C'è però molta opacità. Le persone venute in contatto con gli infetti vengono a loro volta segnalate per il tracciamento all'Ausl e al medico aziendale. Noi stiamo chiedendo a quest'ultimo quali sono i criteri che ha adottato per segnalare all'Ausl le persone. Possiamo dire che ci sono decine di persone che sono state segnalate, nostri iscritti che ci dicono di essere stati contattati tramite Whatsapp dall'Ausl di Piacenza per fare il tampone". A questo punto, ha continuato il sindacalista, "l'Ausl manda un messaggio nel quale dice se il soggetto in questione è risultato positivo o meno, poi verifica l'eventuale positività, segnala al medico di base dell'interessato la condizioni di positività e infine il medico comunica al fornitore di servizi, in questo caso la Coop San Martino, il fatto che il lavoratore va messo in quarantena. Ma i criteri con cui sono stati isolati i lavoratori desta qualche dubbio".

Il contagio è avvenuto all'interno del magazzino Ikea, soprannominato il chilometro azzurro, che lavora per l'Europa e il resto del mondo, in particolare il Nord Africa. Al sindacato Usb risulta che che le persone contagiate fossero dei carrellisti in servizio presso il CDC, che a sua volta lavora per l'online di Ikea. "Queste persone non solo hanno girato in quel reparto ma anche in altri reparti. Quando si gira in un magazzino così ampio si viene in contatto con tante persone. A noi risulta questo, ma non abbiano nessuna accusa: i nostri iscritti Usb risultati negativi al tampone sono stati messi in quarantena. Guarda caso in questi giorni c'è uno sciopero dei lavoratori della cooperativa. Ma tutti i nostri iscritti sono stati messi in quarantena. Perché i test e le segnalazioni avvengono solo su questo reparto quando hanno girato anche altrove?".

Il problema è però più generale e riguarda l'intero settore della logistica. "Nei mesi scorsi molti lavoratori sono morti di Covid, sono stati intubati, eppure si ritrovano uno stipendio decurtato che arriva sì e no ai 500 euro mensili – ha concluso Montanari -. In più, c'è il problema delle mascherine. Qui vengono ancora utilizzate quelle chirurgiche che rappresentano una deroga dei primi dpcm quando nn c'era approvvigionamento in Italia. Con i sindacati concertativi sono stati rinnovati i protocolli anti Covid che consentono di utilizzare queste mascherine, ma in realtà nella norma pre Covid si prevede l'utilizzo delle Ffp2 che hanno un materiale filtrante superiore. Il problema delle mascherine chirurgiche è che hanno un potere filtrante in uscita dell'80% ma solo del 20% in entrata. Per cui è sufficiente, come avviene, che una persona si tolga la mascherina in un capannone al caldo dopo qualche ora di lavoro per avere una protezione del 20%. Una cooperativa dovrebbe fornire ai propri soci strumenti di protezione migliori. Per questo nei magazzini della logistica ci ritroviamo i focolai. Noi chiediamo che si facciano queste verifiche".

165 CONDIVISIONI
28165 contenuti su questa storia
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni