In piena pandemia non avrebbero messo in atto nessun protocollo anticontagio all'interno dell'ospedale provocando un focolaio covid che poi ha portato alla morte di undici pazienti che erano ricoverati nel reparto di Cardiologia del Santissima Annunziata di Sassari, queste le pensati accuse nei confronti di tre dirigenti sanitari sassaresi per i quali la locale Procura della Repubblica ha chiesto oggi il rinvio a giudizio. I fatti contestai risalgono allo scorso anno, nel periodo tra il mese di marzo e quello di maggio 2020, cioè durante le fasi critiche dell’emergenza covid a Sassari.

L’inchiesta, seguita direttamente dal procuratore capo Gianni Caria è affidata al sostituto procuratore Paolo Piras, ha stabilito che all'interno del reparto di Cardiologia del nosocomio sassarese  si era venuta a creare una situazione particolarmente grave a causa della mancata organizzazione del sistema di emergenza nella prima fase pandemica. Mancanze che hanno generato un vero e proprio focolaio covi contagi tra pazienti e sanitari e la morte di undici pazienti del reparto. In particolare, a tutti gli indagati è contestato, nell'ambito delle rispettive responsabilità, il fatto di non aver impedito la diffusione del virus.

La richiesta di processo è scattata per Fiorenzo Delogu, all'epoca coordinatore dell'Unità di crisi locale dell'Area socio sanitaria di Sassari e direttore dell'Ufficio di Igiene e sanità pubblica di Sassari; di Bruno Contu, direttore sanitario dell'Aou di Sassari, e di Giorgio Steri, ex commissario straordinario dell'Ats Sardegna. È stata invece chiesta l'archiviazione per le altre tre persone iscritte nel registro degli indagati all'inizio dell'inchiesta in quanto non avevano ricevuto nessuna delega riguardo all'osservanza delle regole anti-contagio da rispettare nella struttura ospedaliera.

La Procura di Sassari ha chiesto l'archiviazione invece per un altro focolaio covid scoppiato negli stessi mesi nel reparto di Nefrologia del Santissima Annunziata. In questo caso il pm ha ritenuto che, "pur in assenza di specifici interventi da parte della direzione sanitaria per contenere il rischio biologico Sars Cov 2, la carenza di interventi è risultata comunque compensata dall'adozione nella struttura di un apposito protocollo, avvenuta il 5 marzo 2020, quindi antecedente ai primi casi di positività".