Trapianto da record a Firenze, dove una bambina di un anno e cinque mesi di vita è stata sottoposta ad una difficile operazione salva-vita. Il caso della piccola, affetta da leucemia mieloide ad altissimo rischio e risultata positiva al Coronavirus, non ha infatti precedenti nel nostro paese. I medici dell'ospedale Meyer sono dovuti intervenire qualche settimana fa sulla bimba per effettuare un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, che le sono state donate dal padre. La diagnosi di leucemia era arrivata lo scorso mese di dicembre, quando la bambina aveva solo nove mesi. Inizialmente, come prevede il protocollo, è stata sottoposta ad alcuni cicli di trattamenti chemioterapici. Poi, a marzo, nel pieno dell'emergenza sanitaria, gli esami hanno rivelato che anche la piccola paziente era stata infettata. Tuttavia, i tamponi rino-faringei a cui è stata sottoposta nell'arco degli ultimi mesi continuavano a dare sempre lo stesso responso di positività al virus che ha dunque rallentato le altre cure. Ma questa attesa rischiava per lei di essere letale. "Non avevamo scelta, perciò abbiamo preso il coraggio a quattro mani e abbiamo deciso di andare avanti", ha spiegato Veronica Tintori, responsabile della sezione trapianti ematopoietici del Centro di Eccellenza di oncologia ed ematologia, diretto da Claudio Favre.

Ora, a un mese di distanza dal trattamento, che si è avuto lo scorso 19 agosto nei locali dell'area Covid adeguatamente attrezzati per tutelare la paziente immunodepressa, si può dire che la scelta si è rivelata giusta: la bambina ha avuto un recupero molto rapido e ha potuto fare ritorno a casa, anche negativizzata. La situazione è migliorata ma non si può ancora cantare vittoria. La piccola dovrà seguire adesso un serrato percorso di cure e controlli per monitorare l'andamento della patologia oncologica e soltanto nei prossimi mesi i medici potranno dire se il peggio è passato. Inoltre, hanno sottolineato dall'ospedale, "il buon esito della procedura ha offerto un importante spiraglio di speranza per tutti i bambini che, in futuro, dovessero trovarsi nella sua stessa condizione". Per affrontare questo delicatissimo passaggio, il Meyer ha messo in campo un team multidisciplinare che ha coinvolto tutte le risorse disponibili all'interno dell'ospedale: dall'equipe del reparto trapianti agli oncoematologi, dagli infettivologi agli immunologi, dal Servizio immuno-trasfusionale alla pediatria. Cruciale il ruolo degli infermieri specializzati dedicati alla bambina. "È stato un grande sforzo organizzativo – ha aggiunto Tintori – in cui la Direzione dell'ospedale ci ha sostenuto e supportato". Ma di certo ne è valsa la pena.