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Ferrara, uccise la madre con una tazza di tè avvelenato, Sara Corcione: “Non so se sono pentita”

Il delitto nel luglio del 2022. La 39enne – rea confessa – è a processo per omicidio aggravato e premeditato. In aula ha raccontato cosa l’ha spinta ad uccidere la madre, la 64enne Sonia Diolaiti, quella donna che la considerava “un incidente, una cosa che non doveva accadere”.
A cura di Biagio Chiariello
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Accusata di aver ucciso la madre, la 64enne Sonia Diolaiti, con una tazza di té avvelenato nel suo appartamento di via Ortigara, a Ferrara, ieri la 39enne Sara Corcione ci ha messo oltre un minuto per rispondere alla domanda posta dall’avvocato Fabio Anselmo (che assiste i fratelli della vittima): "Si è pentita?".

La donna accusata dell’omicidio aggravato e premeditato ha poi risposto di "sì". E così la presidente della corte d’assise, la giudice Piera Tassoni, ha pensato bene di chiederle come mai ci avesse messo così tanto a rispondere. Al che Sara Corcione ha risposto "ci ho pensato tanto perché non lo so sono pentita".

I fatti risalgono alla sera del 27 luglio 2022, quando la donna –rea confessa– avvelenò la madre, usando del nitrito di sodio, comprato un anno prima sul sito Alibaba e versato nella bottiglia di tè che la vittima solitamente usava bere. La Diolaiti provò poi a chiedere aiuto proprio alla figlia-carnefice che abitava al piano di sopra di quella palazzina; a fare la tragica scoperta furono poi i carabinieri, solo due giorni dopo, avvertiti da un'amica insospettita dal fatto che la 64enne non rispondesse più al citofono e ai messaggi.

Ieri in aula l'imputata non ha negato il desiderio di voler vedere morta quella madre che la considerava "un incidente, una cosa che non doveva accadere".

Sapevo che mi considerava così – ha raccontato  – ma una volta, a mia domanda, me lo disse proprio. Che si era sposata appena due anni dopo aver conosciuto mio padre, perché incinta di me. Il rapporto con lei è sempre stato orribile".

"Dopo la morte di mio padre – ha sottolineato – io ero persa, non avevo voglia di nulla, lei ha cercato di avvicinarsi a me, mentre prima non mi considerava. Quando ero bambina non voleva neanche che mi regalassero giochi, perché sporcavano. E in casa faceva tutto mia nonna. Ma da quel riavvicinamento, ho capito, che non era cambiata, lei disponeva e io dovevo eseguire: non le interessava niente della mia vita".

E a proposito di quella sera di luglio e del metodo utilizzato per uccidere la madre:

"Su internet ho letto che il nitrito di sodio era stato utilizzato di frequente per i suicidi – ha spiegato Corcione – soprattutto nel periodo della pandemia. E poi lessi anche della vicenda di Casalecchio, del figlio che lo aveva utilizzato per uccidere i genitori. Così ho deciso che era l’unica possibilità per me. Non sarei stata in grado di farlo in altri modi. Non sapevo affrontarla".

Così quando mentre la madre era fuori in vacanza, "entrai nel suo appartamento, presi le tazze con il tè freddo che teneva in frigo e le portai su un terrazzo, all’aria aperta, per metterci il nitrito, 2/3 cucchiaini. Poi le ho rimesse in frigo, e sono tornata nel mio appartamento. Ad aspettare" qualche giorno. Il 27 luglio per la precisione e quella telefonata a tarda sera.

Mi ha chiesto aiuto, perché si sentiva male, la voce rauca. Ho pensato che avesse già bevuto il tè. Le ho detto che sarei scesa, mi ero pure vestita, ma poi non l’ho fatto. Non mi ha più chiamata, mi sono messa a letto e ho dormito come mai mi era accaduto in passato. Volevo anche costituirmi, ma poi non l’ho fatto".

Sempre ieri il consulente della difesa, Michele Pavanati dell’Ausl di Ferrara, ha detto che secondo lui la Corcione, affetta da un disturbo paranoide mai davvero trattata a dovere, mancasse la capacità di volere.

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