23 Dicembre 2020
16:27

Ferito e gettato nel fiume ancora vivo: 30 anni all’omicida di Francesco Vangeli

Trent’anni di carcere. Questa la condanna stabilita dal gup nei confronti di Giuseppe Prostamo, 34 anni, di San Giovanni di Mileto, accusato di omicidio e soppressione di cadavere per la morte del 26enne di Scaliti di Filandari, Francesco Vangeli e di detenzione illegale di armi.
A cura di Angela Marino

Trent'anni di carcere. Questa la condanna stabilita dal gup nei confronti di Giuseppe Prostamo, 34 anni, di San Giovanni di Mileto, accusato di omicidio e soppressione di cadavere per la morte del 26enne di Scaliti di Filandari, Francesco Vangeli e di detenzione illegale di armi. Esclusa in sentenza, per Giuseppe Prostamo, l'aggravante dal metodo mafioso, mentre è stata riconosciuta quella di aver agito per motivi abietti. Il delitto risale al 9 ottobre 2018, quando il 26enne di Scaliti di Filandari è uscito di casa per andare a un appuntamento. Ad attenderlo c'erano Antonio Prostamo e suo fratello, Giuseppe. Vangeli credeva di andare a un incontro di lavoro per una commessa di un tavolino in ferro battuto, ma da quell'incontro non è più tornato. Gli inquirenti si sono immediatamente orientati sulla pista della ‘lupara bianca'. "Molti sanno cosa gli è successo – dice mamma Elsa – ma non parlano per paura. Io chiedo solo di poterlo ritrovare".

Sullo sfondo del delitto la rivalità per una ragazza contesa. Antonio Prostamo, fratello di Giuseppe nutritiva rancore verso la vittima cui attribuiva la fine di una storia con una ragazza, poi a Francesco la fine della relazione con quella che poi sarebbe diventa la fidanzata di Francesco. Vangeli era ancora vivo quando è stato rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume Mesima. Il 26enne, ferito a colpi di fucile, ha avuto una agonia di alcuni minuti, rinchiuso nel saccco. Sebbene in assenza del corpo, mai fatto ritrovare, gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire con estrema precisione la dinamica del delitto che ha portato alla morte di Francesco Vangeli.

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