La Procura di Cagliari ha aperto un'inchiesta per epidemia colposa in seguito al servizio giornalistico, mandato in onda ieri sera dalla trasmissione Report su Rai 3 sulla scelta della Regione Sardegna di tenere aperte le discoteche quest'estate. Il che avrebbe favorito la diffusione del contagio da Coronavirus non solo sull'isola, che in quel momento era vicina ai zero casi positivi giornalieri, ma in tutta Italia. In altre parole, i magistrati vogliono capire se la Regione abbia consentito l'apertura dei locali soprattutto della Costa Smeralda nonostante fosse a conoscenza dei rischi. La procuratrice Maria Alessandra Pelagatti ha affidato l'indagine all'aggiunto Paolo De Angelis, che guida il gruppo specializzato in colpe mediche composto dai sostituti Guido Pani, Daniele Caria e Diana Lecca. Nell'immediato gli investigatori della Procura si concentreranno in particolare sul parere del Comitato tecnico scientifico che risulta allegato alla decisione del governatore Solinas.

Nel servizio in questione, infatti, vari consiglieri regionali di maggioranza e opposizione hanno fatto riferimento al parere del Comitato tecnico scientifico allegato alla decisione del governatore Solinas di tenere aperte le discoteche, dichiarando — però — di non averlo mai visto. Qualche esempio? "Non si trattava di tenere aperte le discoteche fino al 31 agosto, perché così avremmo “ammazzato” la Sardegna, considerato che il contagio iniziava a crescere. Solo uno o due giorni. Abbiamo rischiato un po'. Non volevamo rischiare sulle vite umane, ma abbiamo visto che il contagio non era ancora così importante", ha detto Angelo Cocciu, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Il quale ha aggiunto che "Billionaire e Phi Beach avevano per esempio contratti stratosferici con dj importanti. In particolare il Phi Beach aveva Sven Vath l’11 o il 12, una cosa del genere… Così abbiamo chiesto qualche giorno di apertura in più". Ma non si trattava di arrivare fino al 31 agosto. Lo stesso conduttore della trasmissione Sigfrido Ranucci ha rimarcato la stranezza del fatto che nessuno avesse visto l'atto del Cts, ipotizzando che gli esperti della task force regionale possano non aver autorizzato la riapertura e sollevando il dubbio sull'esistenza stessa del documento.