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“‘Diffondo i tuoi video’, e chiedeva soldi, non ne avevo più per mangiare”: il racconto di una studentessa

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, 105esima donna uccisa nel 2023, Fanpage.it apre uno spazio per le lettrici e i lettori per condividere le loro testimonianze. Se sei vittima di stalking o violenza chiama il numero 1522 – gratuito e attivo 24h su 24h.
A cura di Redazione
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Giulia Cecchettin è la 105esima donna uccisa nel 2023. La 82esima in ambito familiare. Un dramma in seguito al quale la famiglia di Giulia, col papà Gino e la sorella Elena, hanno chiesto di “far nascere qualcosa perché non accada più”, di “fare rumore” e di denunciare, sempre. Se avete voglia di condividere le vostre testimonianze, Fanpage.it è aperto a voi. Scriveteci a segnalazioni@fanpage.it o cliccando qui. Se sei vittima di stalking o violenza chiama il numero 1522 – gratuito e attivo 24h su 24h. Pubblichiamo di seguito una testimonianza arrivata alla nostra redazione.

La lettera a Fanpage.it

Ho 23 anni e sto cercando di ricostruire la mia vita sulle mie cicatrici. Era agosto 2021, ero uscita con mio fratello e mia cugina per andare in un locale vicino al mio paese. Si avvicinano degli amici di mia cugina tra cui questo ragazzo che chiameremo Tommaso. Lui era un militare, lavorava nel paese dove studiavo all’epoca. Era bello e affascinante.

Quella sera mi prese in giro, cosa di poco conto, tipica situazione quando si vuole approcciare. Tornai a casa felice, pensavo fosse interessato a me realmente. Nei giorni successivi iniziò a seguirmi sui social, a mia cugina non dissi nulla. Arrivò settembre e io tornai nella città dove studio, una sera rispose a una mia storia dicendomi che eravamo nello stesso luogo. Io ero felice del suo messaggio, finì per autoinvitarsi a cena da me.

Ero felice, lui mi piaceva. Iniziammo una sorta di frequentazione, ma forse lo era solo per me. Per lui era solo un gioco per farmi innamorare, il suo scopo era un altro. Un giorno mi disse che gli avevano hackerato la postepay, gli dissi che mi dispiaceva e il discorso finì lì.

Ma dopo un po’ mi chiese 50 euro in prestito. Io ingenuamente gli dissi di sì (nonostante lui sapeva che ero studentessa fuorisede e quei soldi servivano più a me che a lui, visto che riceveva uno stipendio), gli dissi di passare a prenderli quando voleva, ma lui mi disse che dovevo caricarglieli sulla carta.

Da 50 poi mi chiede 100 euro, ovvero tutti i soldi che avevo in quel momento. Passai il resto del mese digiuna, quelli erano i soldi della spesa. Poi le richieste diventarono sempre più frequenti e arrivò a ricattarmi dicendo che aveva dei video di quando facevamo l'amore e avrebbe potuto diffonderli.

Io avevo finito tutti i miei risparmi, iniziai a chiedere soldi in prestito. La goccia che fece traboccare il vaso fu quando i miei genitori mi videro che avevo perso tanto peso, ero arrivata a pesare 42 kg. Non mangiavo per dare i soldi a lui che mi ricattava e faceva violenza psicologica.

Chiesi soldi a mia mamma, lui mi convinse a dirle che ero andata da una maga a farmi leggere il futuro. La cifra dei soldi in prestito arrivò ad essere quasi 8mila euro, ho ancora debiti in giro. I miei ormai avevano capito, preoccupati chiamarono i carabinieri. Poi mio fratello mi spinse a denunciare.

Mi sequestrarono pc e telefono. Il computer mi serviva anche per scrivere la tesi, per colpa sua la laurea è slittata di mesi. Nonostante la denuncia lui continuò a cercarmi attraverso altre persone, mi ricattava per i video. Ho saputo dopo che ricattava anche altre ragazze per avere soldi e regali.

Chissà se un giorno avrò giustizia. Chissà se tornerò come prima. Lui era riuscito a controllare il mio cervello. E la violenza psicologica è peggiore in alcuni casi della violenza fisica.

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