La droga veniva nascosta in un astuccio portapenne, poi spacciata da un ragazzino davanti alle scuole di Crotone. Lo sfruttamento di un sedicenne è tra gli aspetti più significativi emersi dell’operazione “Acquamala” dei carabinieri che stamattina hanno eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare (10 in carcere e 3 ai domiciliari) nei confronti di un’organizzazione di spacciatori che operava nel quartiere rom “Acquabona”. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il gip ha disposto anche cinque obblighi di dimora mentre complessivamente sono 57 gli indagati dal procuratore Nicola Gratteri che ha disposto anche 39 decreti di perquisizione domiciliare. Le accuse, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti con attività di spaccio. I provvedimenti sono stati eseguiti anche in provincia di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria e Bergamo, nel carcere di Avellino, Catanzaro, Benevento, Prato e Melfi.

Stando all’inchiesta la droga veniva venduta anche davanti al liceo scientifico “Filolao”, come documentato dalle telecamere dei carabinieri che hanno scoperto, come dopo l’arresto del padre, il figlio minorenne ne aveva preso il suo posto spacciando fuori la scuola. In particolare nel maggio 2016, gli inquirenti avevano notato l’arrivo di un’auto a cui si è avvicinato il 16enne che, dopo aver scambiato alcune parole con un cliente, spariva dalla visuale della telecamera per poi di comparire in compagnia del fratello e consegnare un involucro con dentro la dose di cocaina. Secondo il gip, l’operazione “Acquamala” riguarda “un’associazione radicata in un contesto criminale solido, che permeava un intero quartiere della città di Crotone”. L’inchiesta dei carabinieri ha consentito di ricostruire gli assetti dell’organizzazione criminale e nel corso de blitz è stato sequestrato anche un “libro mastro” in cui erano minuziosamente annotati i rapporti di credito/debito dell’organizzazione con i fornitori e con gli acquirenti delle sostanze stupefacenti