Luca Odevaine.
in foto: Luca Odevaine.

In questi giorni si accavallano notizie di inchieste diverse sul CARA di Mineo, sulla cui gestione anche il Presidente dell'Anticorruzione Raffael Cantone proprio ieri ha ancora una volta annunciato ulteriori approfondimenti.

Allora forse conviene riprendere il filo della storia dall'inizio per buona memoria e buona informazione. 

Cos'è il CARA di Mineo
La gestione del Centro
Le inchieste
L'anomalia politica locale

Cos'è il CARA di Mineo

Il 15 febbraio 2011 l'allora Ministro dell'Interno Roberto Maroni (sì, proprio lui) durante una conferenza stampa tenuta nella Prefettura di Catania, annuncia l'idea del Governo di ospitare a Mineo (un paesino di 5172 abitanti sulle pendici dei monti Iblei, in provincia di Catania) tutti i richiedenti asilo sparsi sul territorio nazionale. C.A.R.A. è infatti l'acronimo di Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Nelle cronache di quei giorni ritroviamo la paternità del progetto (pomposamente chiamato Villaggio della Solidarietà) attribuita ad un'idea del Presidente del Consiglio in carica, Silvio Berlusconi. Agli osservatori più attenti non sfuggirono fin da subito le problematiche della struttura scelta: il “Residence degli Aranci” di Mineo infatti (404 unità abitative di proprietà della “Pizzarotti Parma”) ha ospitato un centro militare USA fino al dicembre del 2010, anno in cui il Dipartimento della Marina Militare USA ha revocato il contratto di locazione. Sicuramente sarebbe stata impensabile qualsiasi conversione abitativa di un luogo che era nato “per natura” isolato e la denominazione di “centro a quattro stelle” per gli immigrati richiedenti asilo già preannunciava il tentativo di contraffazione di un modello di nuove e fallimentari politiche di detenzione dei migranti.

E infatti già dopo poche settimana il CARA di Mineo assunse le caratteristiche di un carcere in piena regola: doppia recinzione, massiccia presenza di forze dell'ordine e una segregazione dettata da regole tanto rigide quanto inutili. Dapprima riempito (già da subito oltre la propria regolare capacità di 2000 posti) di profughi tunisini sbarcati a Lampedusa il CARA di Mineo è diventato presto il luogo che è oggi e lo situazione attuale è fotografata perfettamente da un recente rapporto dei “Medici per i diritti umani” presentato in via riservata il 25 maggio scorso alla Commissione Parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza: a marzo 2015 il centro d'accoglienza ospitava ufficialmente 3.219 persone e, secondo il rapporto, continua a soffrire oltre al sovraffollamento di “un isolamento dettato dalla posizione della struttura rispetto al territorio”. Altre evidenti criticità sono i lunghissimi tempi di permanenza (in media 12 mesi contro i 35 giorni previsti dalla legge), la mancata iscrizione dei richiedenti asilo al Servizio Sanitario Nazionale (in barba alla normativa vigente), la difficoltà di usufruire dei supporti psicologici e legali oltre ai fenomeni di illegalità e di degrado. Si legge nel rapporto che “il Cara è, di fatto, una città a sé stante, alimentata da un'economia sommersa fuori controllo. All'interno si è sviluppata infatti un'economia informale, costituita da negozi improvvisati e bancarelle abusive presenti lungo tutte le strade. I migranti, costretti a tempi di attesa lunghissimi, si sono ingegnati creando delle attività illegali (e tollerate dalla Guardia di finanza), dalla rivendita di alimentari, capi d'abbigliamento e altri oggetti recuperati dai cassonetti della spazzatura, a piccoli negozi di barbiere, internet caffè e ciclo-officine". Ma sono le conclusioni di “Medici per i diritti umani” che raccontano più di tutto l'emergenza umanitaria: "L'insieme di tali criticità si ripercuote negativamente sul benessere degli ospiti, ridotti a un numero e costretti a lunghe file anche per mangiare e per ricevere cure mediche. La relazione che s'instaura tra operatori e migranti accolti non può che essere squilibrata, con il richiedente asilo costretto in una dimensione passiva di dipendenza dagli operatori. A maggior ragione, il modello di Mineo si conferma del tutto inadeguato ad accogliere i richiedenti asilo più vulnerabili. Le grandi dimensioni rendono particolarmente problematica l'individuazione e la presa in carico delle persone affette da severi disturbi psichici e delle vittime di trattamenti inumani, degradanti o torture".

La gestione del Centro

Nel 2012 la Provincia Regionale di Catania (soggetto attuatore per decreto del Governo) ha confermato l'affidamento della struttura al Consorzio siciliano di cooperative sociali Sisifo (LegaCoop), capofila di un raggruppamento composto pure da Sol.Co Calatino, pool di coop politicamente trasversali con sede a Caltagirone, la coop-azienda di ristorazione Cascina di Roma e Domus caritatis. E in ballo ci sono soldi, una marea di soldi: secondo il bado di gara del 2012 i gestori “renderanno 29,56 euro al giorno più Iva per ogni richiedente asilo per dieci mesi (sino ad oggi erano 24,69 euro), oltre a 30.450 euro “per oneri di sicurezza”. Si parla di una cifra vicina oggi ai 40 milioni di euro, più le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre ad acqua, elettricità e luce, gli eventuali danni alle infrastrutture, i costi delle Commissioni Territoriali per la concessione del diritto d'asilo, gli stipendi del personale della Croce Rossa e gli stipendi (e “benefit”) per lo spropositato numero di vigilantes poliziotti, carabinieri, guardia di finanza ed esercito. L'appalto del 2014 è di circa 100 milioni di euro. Una miniera.

Le inchieste

Il 25 febbraio di quest'anno Raffaele Cantone (Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione) firma un parere sulla gara per l'affidamento del CARA gestita dal Consorzio Calatino Terra di Accoglienza (che gestisce le gare dal 2011 ad oggi e negli anni scorsi è stato guidato negli anni scorsi proprio dall'attuale Sottosegretario all'Agricoltura Giuseppe Castiglione (NCD), ex presidente della Provincia di Catania, che poi ha lasciato il posto alla sua compagna di partito Anna Aloisi, che di Mineo è sindaco. Secondo Cantone la gara di affidamento del CARA (vinta dalla solita rete di imprese) sembrava costruita ad arte per il consorzio che già gestiva il Cara e quindi – scrive Cantone – è “illegittima” perché “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, im-parzialità e economicità”. La lettera arriva anche al Ministro degli Interni AngelinoAlfano che però non reagisce. Anzi: in un incontro con alcuni parlamentari il Prefetto Mario Morcone non lesina critiche all'autorità anticorruzione dichiarando che “A certe situazioni bisogna fare attenzione, perché ci sono sicuramente aspetti di opacità, ma anche tanta gente per bene”.

Il 6 maggio Cantone decide di scrivere ancora per ribadire il proprio parere al Consorzio Calatino ma il 15 maggio il direttore generale del Consorzio decide di firmare la determina che conferma l'appalto. La politica tace. E l'autorità Nazionale Anticorruzione ha per legge solo potere consultivo.

Ma arriva la Procura: tra gli indagati dell'inchiesta “Mafia Capitale” (che ha scoperchiato il sistema clientelistico e corrotto anche nella gestione dei profughi) spuntano sei indagati (tra cui anche il Sottosegretario Giuseppe Castiglione subito difeso da Matteo Renzi che si è definito “garantista su un semplice avviso di garanzia”) per il CARA di Mineo. Secondo la Procura gli indagati (oltre a Castiglione ci sono Giovanni Ferrera, “nella qualità di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, Paolo Ragusa, “nella qualità di presidente della Cooperativa Sol. Calatino”, Luca Odevaine “nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra) “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014“. Una illegittimità che è stata definita senza mezzi termini “macroscopica” dalla Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi.

L'uomo intorno a cui ruota il tutto per la Procura è Luca Odevaine, ex Vice Capo di Gabinetto di Walter Veltroni (già arrestato nel primo filone d'inchiesta di Roma Capitale di qualche mese fa) che risulta essere un semplice consulente part-time del Consorzio Calatino Terra d'Accoglienza ma di fatto è il dominus degli appalti: arrivato nel 2011 come collaboratore dell’Ufficio “Progettazione, gestione e rendicontazione dei fondi europei” (con uno stipendio di 6.700 euro per poco più di sei mesi nel 2014) era stato assunto proprio a Giugno da una commissione presieduta dal direttore generale del Consorzio, Giovanni Ferrera e i due si ritroveranno (con Ferrera responsabile unico del procedimento) assieme al capo dell’ufficio tecnico del Comune Vizzini, l’architetto Salvatore Lentini, come componenti della gara d’appalto per la gestione del Cara aggiudicata all'unico concorrente a cui si riconoscono i requisiti per partecipare: l’associazione temporanea d’imprese composta dai consorzi di cooperative sociali “Casa della Solidarietà” e “Sisifo”, dal consorzio “Sol. Calatino”, da “Senis Hospes”, “La Cascina Global Service”, “Pizzarotti&C. Spa” e dal Comitato provinciale Croce Rossa di Catania. Che offrì 96.907.500 euro, con un ribasso dell’1,00671% sulla base d’asta di 97.893.000 euro. Ma l'ultima enorme gara non è l'unica interessante per gli inquirenti che decidono di scavare fino al 2011 e per questo incrociano il Sottosegretario Castiglione.

Ma non è tutto, no: la Procura di Caltagirone ha aperto un'altra inchiesta su un migliaio di assunzioni all'interno del CARA che fanno emergere una rete di presunti parenti di amministratori, consiglieri comunali o candidati non eletti ma non per questo rimasti disoccupati. Il fascicolo della “parentopoli” intorno al CARA di Mineo è stato aperto dal procuratore Giuseppe Verzera ed è nella fase conoscitiva (per ora aperto “contro ignoti”).

L'anomalia politica locale

C'è un ultimo dato di cui pochi hanno parlato: nel paese di Mineo circa 400 persone sono dipendenti del vicino CARA e nelle ultime elezioni europee il NCD (il partito in cui milita Castiglione e l'altra indagata, la sindaca di Mineo Anna Aloisi) ha preso il 40% dei voti di fronte ad un dato nazionale che si è fermato al 4%. Quando alcuni cronisti locali hanno evidenziato l'anomalia del dato i vertici del partito di Alfano hanno risposto che “quel dato è figlio di un'oculata gestione del territorio”. Prosit!