"Il nuovo coronavirus sembra meno aggressivo e meno letale rispetto alle precedenti forme cliniche, ma anche rispetto alle polmoniti che curiamo nei nostri ospedali". A dirlo, facendo riferimento in un post pubblicato su Facebook al coronavirus di Wuhan che ha già provocato più di cento vittime in Cina, è Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive al Dipartimento di Scienze della salute dell'università degli Studi di Genova, presidente della Società italiana terapia antinfettiva (Sita). "Per capire quanto sia aggressivo questo nuovo virus – è quanto spiega Bassetti su Facebook – occorre valutare i suoi ‘cugini' coronavirus del passato, ovvero quello della Sars del 2003 e quello della sindrome respiratoria mediorientale (Mers) diffusosi tra il 2013 e il 2019. La Sars ha provocato 813 decessi e 8.400 casi con una mortalità intorno al 10%, mentre la Mers ha colpito 2.500 persone portandone 858 alla morte con indice di letalità superiore al 30%. Stando ai numeri attuali si parla di circa 4.000 casi con 100 morti, ovvero una mortalità del 3%”.

"Non bisogna creare allarmismi" – L’esperto invita dunque a riflettere sul fatto che la polmonite batterica provoca ogni anno la morte di circa 11.000 persone in Italia, soprattutto anziani, ed è la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi occidentali. Inoltre, ogni anno muoiono nel nostro Paese circa 5.000 persone di complicanze respiratorie da influenza. "La situazione va vigilata attentamente ed è bene tenere alta la guardia sugli eventuali casi sospetti provenienti dalle aree epidemiche, ma non bisogna creare allarmismi – conclude quindi Bassetti – Non andare più al ristorante cinese per la paura che questo virus si attacchi attraverso il cibo, o rinunciare a un viaggio, è a mio parere eccessivo. Il rischio è quello di far diventare un problema di alcune province cinesi un problema molto più grande, forse troppo grande, non facendo in tal modo un buon servizio a nessuno".