“Il funzionamento è molto semplice: di solito un ventilatore riesce normalmente ad applicare una pressione positiva ad un solo paziente per volta, mentre grazie a questo circuito riusciamo a sdoppiarla e a ventilare così due pazienti contemporaneamente. Speriamo però di non avere mai bisogno di questo tipo di circuito, perché altrimenti vorrà dire che saremmo arrivati al limite delle nostre possibilità”. Vito Marco Ranieri è il medico di origine pugliese che insieme ad alcuni colleghi è stato il primo in tutta Italia ad avere un'intuizione all'apparenza banale, ma che può dare una grandissima mano per affrontare l'emergenza sanitaria nel Paese a causa dell'epidemia di Coronavirus. Coi reparti di terapia intensiva di molte regioni del Nord ormai al collasso, l'esigenza principale in corsia è quella di poter ventilare, attraverso gli ormai noti respiratori polmonari di cui tanto si parla, due paziente alla volta utilizzando la stessa macchina.

“L'idea è nata dopo che un collega lombardo ci ha detto che stavano finendo i ventilatori e che non sapevano più fare” racconta a Fanpage.it Ranieri, ordinario all'Università di Bologna nel Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche, ma soprattutto direttore dell'unità operativa di anestesia e rianimazione del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi, sempre nel capoluogo emiliano. Dopo le parole del collega, Antonio Pesenti, coordinatore dell'unità di crisi terapie intensive al Policlinico di Milano, Ranieri e i suoi collaboratori bolognesi si sono subito messi a lavoro per cercare una soluzione. Insieme a loro, ovviamente, anche lo stesso Pesenti e il suo team. “Con lui collaboro da tanto tempo, facciamo ricerca da trent'anni, anche di altissimo livello, sull'insufficienza respiratoria acuta – continua Ranieri-. Così ci siamo messi a fare delle ricerche, mettendo insieme le informazioni sparse già esistenti nella letteratura disponibile, e alla fine, unendo anche il pragmatismo di un milanese e di un barese, siamo riusciti a tirar fuori questo circuito. Però, ripeto, non ci siamo inventati nulla, abbiamo solo rimesso insieme alcuni”.

Il dottor Ranieri racconta di questa intuizione con estrema modestia, ma si tratta di una novità che in piena emergenza potrebbe sicuramente rivelarsi molto utile. La sua idea e quella di chi ha lavorato con lui a metterla in pratica, si è poi concretizzata grazie alla Intersurgical di Mirandola, nel Modenese, dov'è presente uno dei più importanti distretti biomedicali del nostro Paese. “La mattina dopo – prosegue Ranieri – abbiamo chiamato questa azienda, che conosciamo da anni, chiedendogli di fare il circuito a cui avevamo pensato. Abbiamo descritto la nostra idea, senza neanche uno schema o un disegno, ma loro ci hanno capito subito e così sono riusciti in poco tempo a realizzare un prototipo. Appena ce lo hanno mandato lo abbiamo testato e funziona. Adesso è già in produzione”.

La Regione Emilia Romagna ne avrebbe già ordinati un migliaio. E lo stesso stanno facendo anche altre istituzioni e ospedali. “Per il Sant'Orsola ne abbiamo ordinate un centinaio, non siamo ancora in emergenza -aggiunge il dirigente medico-. E speriamo di non dover mai arrivare a quel punto, speriamo che il nostro sia stato solo un esercizio teorico. Non siamo in crisi, però potremmo esserlo anche noi se la gente continua ad uscire” ammonisce infine il dottor Ranieri, concludendo: “Siamo sotto stress, è vero, ma non siamo nel panico. Abbiamo l'ottimismo della volontà e il pessimismo dell'intelligenza”.