"Lunedì è stata la giornata peggiore: le persone volevano entrare anche se i posti sull'autobus erano già tutti presi". La fase 2 sui mezzi pubblici è complicata: non tanto per le mascherine da indossare, quanto per le distanze interpersonali da mantenere. Almeno un metro tra un cittadino e l'altro. Così capita che a Catania il mezzo più grande, 12 metri, possa ospitare solo undici cittadini anziché i consueti cento. Una tragedia non solo per le casse dell'Azienda metropolitana trasporti ("Ad aprile abbiamo perso circa il 90 per cento delle entrate, diverse centinaia di migliaia di euro vitali per il nostro bilancio", dice a Fanpage.it il presidente della partecipata comunale Giacomo Bellavia), ma soprattutto per gli utenti. "Spesso capita che partiamo dal capolinea già pieni e siamo costretti a saltare le fermate", conferma un autista.

Girare con un mezzo pubblico nel capoluogo etneo in questi giorni è ancora più difficile del solito. "Io ho perso già il primo, non mi hanno fatto salire perché era troppo pieno", afferma una ragazza di 21 anni che, al capolinea di piazza Borsellino, aspetta il bus che la porterà a lavoro in uno degli stabilimenti balneari del lungomare sabbioso di viale Kennedy. I gestori dei lidi hanno ottenuto di potere effettuare le manutenzioni e così anche lì il personale è tornato in servizio. "Io ieri ho atteso un'ora e mezza", interviene un'altra donna. "Abito in periferia, al Villaggio Sant'Agata – spiega – Per andare a lavorare devo prendere tutti i giorni due mezzi diversi. Ieri abbiamo dovuto fare un poco di casino perché venisse presa una vettura ferma e venisse fatta partire".

"Gestire un servizio come il nostro è proibitivo in queste condizioni", ammette il presidente dell'Amt. "Abbiamo chiesto alle autorità nazionali la possibilità di rivedere le limitazioni. Su un autobus è molto difficile mantenere la distanza di un metro, ne risente l'utenza". Le corse sono state aumentate ma non sono comunque sufficienti a garantire che, soprattutto nelle ore di punta, non si creino assembramenti alle fermate. Con le conseguenti tensioni vissute dagli autisti. "Cominciano a sbattere con le mani sulla porta, perché vogliono entrare per forza", racconta uno di loro. E poi insulti e minacce che, soprattutto quando pronunciati nei quartieri più a rischio, fanno paura. "Non ci sentiamo sicuri, io vorrei che le forze dell'ordine salissero con me sull'autobus".

La protezione civile, intanto, presidia i capolinea e contingenta gli ingressi sui mezzi. Molti cittadini, soprattutto i più anziani, sono pieni di buste della spesa. "Che senso ha spostarsi con l'autobus per andare a comprare un chilo di limoni? Non si trovano anche nei negozi sotto casa? – si lamenta un conducente – Così si tolgono posti utili per chi deve andare a lavoro". "Io devo andare all'ufficio postale – si difende un'anziana con la stampella – Sono giustissime le regole e va bene non essere in tanti. Però, allora, aumentassero le corse. Non è umano rimanere ad aspettare per due ore alla fermata. Perché così se uno non muore per il virus, muore per la strada".