In Italia stiamo sovrastimando il tasso di guarigione dal coronavirus: e questo perché i dati non vengono comunicati nella maniera corretta. Ad affermarlo è la fondazione Gimbe, think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario, che in collaborazione con YouTrend ha analizzato i dati che ci vengono comunicati ogni giorno. Numeri importantissimi non solo in quanto si propongono di garantire un'informazione trasparente alla popolazione, ma anche come fattori influenti in materia di politica sanitaria. Secondo Gimbe ci sarebbero delle gravi incongruenze per quando riguarda la categoria che la Protezione Civile identifica come "Guariti": Fanpage.it ha fatto il punto della situazione con il presidente della fondazione, il dottor Nino Cartabellotta.

La Fondazione Gimbe ha riscontrato incongruenze sui casi "Guariti" da coronavirus, comunicati giornalmente dalla Protezione Civile. Di che cosa si tratta?

Il report quotidiano della Protezione Civile contiene una colonna verde denominata “Dimessi/Guariti”, mentre in calce allo stesso documento, in una tabellina riassuntiva, il totale di questa colonna viene etichettato come “Totale guariti”. Questo numero che viene sempre riportato, sia nel comunicato stampa della Protezione Civile, sia nel sito del Ministero della Salute, come casi “Guariti”.  Tali incongruenze comunicative, sono state incrociate con l’anomalo incremento percentuale dei casi guariti in Lombardia rispetto alle altre Regioni.

Questo vi ha indotto ad approfondire la questione?

Esattamente! E abbiamo effettuato, in collaborazione con YouTrend, un’analisi specifica su 8 Regioni che rappresentavano (al 1 aprile) l’85,7% dei casi totali e il 91,6% dei “Dimessi/Guariti”.  L’analisi ha dimostrato l’estrema eterogeneità di questo “contenitore” nel quale confluiscono, stando ai dati comunicati dalle Regioni, 4 tipologie di casi: pazienti virologicamente guariti (2 tamponi negativi a distanza di 24 ore), pazienti in via di guarigione virologica (primo tampone negativo, in attesa del risultato del secondo), pazienti guariti clinicamente (non sottoposti a tampone), pazienti “dimessi” da un setting ospedaliero senza alcuna informazione sullo stato di guarigione, sia essa clinica o virologica. In altre parole, il numero dei guariti comunicati dalla Protezione Civile e dal Ministero della Salute includono casi con status di guarigione non noto.

Qual è la differenza tra guarigione clinica e guarigione virologica?

Secondo le definizioni del Comitato Tecnico Scientifico è clinicamente guarito da Covid-19, un paziente che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche (febbre, rinite, tosse, mal di gola, eventualmente dispnea e, nei casi più gravi, polmonite con insufficienza respiratoria) associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventa asintomatico per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. Il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di SARS-CoV-2. Il paziente virologicamente guarito è colui il quale risolve i sintomi dell’infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2.

Qual è la differenza tra casi attivi e casi chiusi? E soprattutto qual è il rischio di metterli insieme?

Ha una rilevanza enorme in termini di sanità pubblica perché i casi attivi (“attualmente positivi” nel report della Protezione Civile) possono contribuire alla diffusione dell’infezione, mentre i casi chiusi (“totale guariti” + “totale deceduti”) non possono contagiare altre persone. Di conseguenza, il numero dei casi attivi influenza sia le decisioni sanitarie per contenere l’epidemia, sia quelle politiche per la futura rimodulazione delle misure di distanziamento sociale.

Dai dati comunicati dalla Protezione Civile si rischia di considerare attivo un caso chiuso?

Assolutamente sì! Questo risulta in maniera emblematica dall’impatto dei numeri comunicati dalla Regione Lombardia che, nel bollettino quotidiano, non menziona affatto il numero dei guariti, ma riporta solo il numero di pazienti dimessi dall’ospedale (o dal pronto soccorso) e inviati in isolamento domiciliare. Tutti questi casi (11.415 il 1 aprile corrispondenti al 68% del totale) confluiscono nei “Totale Guariti” sovrastimando il tasso di guarigione.

La comunicazione di questi dati dalla Protezione Civile risulta quindi fuorviante: è ancora utile, in questo senso, una conferenza stampa quotidiana?

In un momento di emergenza sanitaria senza precedenti, in cui la popolazione è pervasa da un comprensibile senso di smarrimento, la comunicazione istituzionale gioca un ruolo fondamentale e ritengo la conferenza stampa uno momento indispensabile di condivisione dei dati. Forse, dopo oltre 40 giorni, bisognerebbe rivedere un po’ il format: spiegare meglio il significato dei dati, mostrare i trend, collegarli alle azioni intraprese per valutarne l’impatto. Ovviamente, massima trasparenza, evitando di alimentare in maniera paternalistica un falso senso di ottimismo che rischia di vanificare gli sforzi di tutti.

Che cosa chiede alle Istituzioni la Fondazione Gimbe?

Anzitutto di uniformare sia il modello di trasmissione dati con cui le Regioni inviano i report giornalieri alla Protezione Civile, sia di utilizzare le definizioni di guarigione del Comitato Tecnico Scientifico. In secondo luogo, chiediamo al Ministero della Salute e alla Protezione Civile di:

  • Sostituire definitivamente l’ambigua etichetta “Dimessi/Guariti” con “Guariti”
  • Escludere dal contenitore “Dimessi/Guariti” i soggetti con status di guarigione non noto e riclassificarli come casi attivi in isolamento domiciliare
  • Riportare separatamente guarigioni cliniche e virologiche