Carige: la banda aveva rapporti con giudici, carabinieri e agenti segreti

A cura di A. P.
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Dall’inchiesta che ha portato agli arresti di Giovanni Berneschi e Ferdinando Menconi emerge uno stretto contatto tra gli indagati ed esponenti di magistratura e forze dell’ordine.

Rapporti ai massimi livelli con forze dell'ordine e servizi segreti ed entrature negli uffici giudiziari, è quello che emerge dai documenti dell'inchiesta della Guardia di Finanza sui vertici dell’istituto bancario Carige che ieri ha portato all'arresto di sette persone per truffa e riciclaggio. Come racconta Repubblica, infatti, tra i motivi che hanno portato il Gip a firmare la richiesta di misura cautelare per la cosiddetta "banda del Magro" capeggiata da Giovanni Berneschi e Ferdinando Menconi i rapporti dei due con magistrati, carabinieri e agenti segreti. Per il giudice delle indagini preliminari quei rapporti avrebbero comportato un elevato rischio di inquinamento delle prove a carico del gruppo degli arrestati. "Quanto a Giovanni Berneschi il pericolo di inquinamento probatorio è testimoniato altresì da alcune intercettazioni telefoniche, che hanno evidenziato presunte entrature dell'indagato negli ambienti giudiziari di Genova e di La Spezia" si legge infatti nell'ordinanza di arresto per il vice presidente dell’Abi.

Le intercettazioni – Come accertato da alcune intercettazioni telefoniche, Berneschi infatti tramite un avvocato ligure che si rivolgeva a sua volta ad alcuni addetti degli uffici giudiziari di Genova, avrebbe avuto accesso ai terminali riservati della Procura della Repubblica per sapere se vi erano inchieste a suo carico. Anche dalle intercettazioni di Menconi emerge un rapporto stretto tra l'arrestato  ed esponenti di forze dell'ordine e non meglio precisati servizi segreti, anche se resta da stabilire se fossero tutte millanterie o contatti reali.

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