Aveva bullizzato un insegnante fino a rendergli la vita impossibile e fargli lasciare l'insegnamento: ora i familiari dello studente dovranno risarcire il professore obbligati dal tribunale civile di Sondrio. La richiesta di indennizzo è stata presentata dall'ex insegnante di materie tecniche, umiliato e vessato in diverse occasioni sa un suo allievo dell'istituto professionale pubblico di Fossati. Circa 14mila ero per i danni morali inflitti, più le spese processuali. Le umiliazioni sarebbero avvenute davanti all'intero contesto classe, distruggendo così la reputazione dell'insegnante e la sua capacità di mantenere l'attenzione dei ragazzi durante le lezioni.

L'insegnante ha quindi lasciato la scuola: ora lavora per il ministero dello Sviluppo economico. Lo studente era stato invece sospeso dall'istituto, mai espulso. Si era però ritirato dalla scuola. La vicenda è arrivata sul banco del tribunale: dal giudice ha ottenuto la messa alla prova e l'inizio di un percorso rieducativo con attività e impegni. Era stato perseguito per violenza privata e minacce. I familiari del giovane studente, invece, avevano offerto 10mila euro di danni all'insegnante per chiudere la vicenda. Il prof ha però rifiutato, andando avanti nel procedimento giudiziario. Il tribunale ha chiesto di condannare ex alunno, ora maggiorenne, e genitori a versare 26mila euro per i danni morali.

Inizialmente non era stata accolta la richiesta di pagare 14.500 euro in un tentativo di conciliazione, ma a distanza di anni si è tornati sulla stessa somma. Festeggiano gli avvocati dell'insegnante, ma accusano un mancato riconoscimento della totale complessità della vicenda. L'insegnante è stato costretto a cambiare professione, vita e progetti, secondo quanto asserisce l'avvocato. I fatti si sono svolti in un luogo di importanza fondamentale per l'educazione e il rispetto come la scuola. La decisione del tribunale potrebbe ancora essere impugnata dall'avvocata del giovane. I colleghi che tutelano gli interessi del professore sostengono che si andrà in appello.