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2 Agosto 2021
15:52

Bologna ricorda la strage alla stazione: sampietrini in memoria di ognuna delle 85 vittime

Bologna è tornata per strada per ricordare la strage alla stazione del 2 agosto 1980. Presente la ministra Marta Cartabia: “Non ci può essere giustizia senza l’accertamento pieno di ogni responsabilità: quella polvere, che avvolse Bologna come in un’unica nube soffocante e che troppo a lungo ha coperto molteplici responsabilità, oggi, piano piano, si sta diradando”.
A cura di Beppe Facchini
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Dopo aver rinunciato a causa della pandemia al tradizionale corteo in occasione del quarantesimo anniversario dall'attentato che provocò 85 vittime e oltre 200 feriti, Bologna oggi è tornata per strada per ricordare la strage alla stazione del 2 agosto 1980. "Non tutte le ombre sono state dissipate e forte è, ancora, l'impegno di ricerca di una completa verità" ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, attraverso un messaggio inviato per l'occasione. "Non ci può essere giustizia senza l'accertamento pieno di ogni responsabilità: quella polvere, che avvolse Bologna come in un'unica nube soffocante e che troppo a lungo ha coperto molteplici responsabilità, oggi, piano piano, si sta diradando" ha invece sottolineato la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, presente alla cerimonia insieme ai familiari delle vittime, ai sopravvissuti e alle autorità locali, oltre a tantissimi bolognesi e rappresentanti delle amministrazioni da tutta Italia, che hanno preso parte al corteo, come sempre partito dal municipio fino alla stazione, ma con una novità importante rispetto al passato. Grazie all'iniziativa del movimento delle Sardine, di Cantiere Bologna e di Cucine popolari, in collaborazione con il Comune e l'Associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, in centro, lungo tutto il tragitto del corteo, sono stati posti dei sampietrini in memoria di ognuna delle 85 vittime. E lì resteranno, per non dimenticare quanto accaduto quarantuno anni fa: lo ha promesso anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, al suo ultimo giorno del ricordo nel capoluogo emiliano da primo cittadino, essendo ormai agli sgoccioli del secondo mandato.

Alle 10.25 in punto, ora della tragedia, con grandissima commozione da parte dei presenti si è tenuto un minuto di silenzio per le vittime, seguito da un lunghissimo applauso. A sfilare per le vie del centro cittadino, inoltre, sono stati anche altri esponenti del mondo politico locale e nazionale, come il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi e l'ex premier Giuseppe Conte, oltre a Pier Luigi Bersani, Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, il governatore Stefano Bonaccini e l'arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi. Presente anche quest'anno, inoltre, l'autobus di linea 37 che quel terribile 2 agosto prestò soccorsi ai primi feriti e poi trasportò le prime vittime, mentre un'altra novità è stata rappresentata dalla presenza anche dell'autogru dei Vigili del Fuoco che fu fra i primissimi mezzi ad accorrere alla stazione dopo l'esplosione.

Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime, dal palco di piazza Medaglie d'Oro, davanti alla stazione, ha poi detto: "C'è un filo nero che parte da Portella della Ginestra fino alle stragi del 1992. Gli apparati dello Stato entrano in campo ogni volta a coprire le trame eversive e ci sono sentenze per ogni strage che lo confermano: è un fatto appurato che l'estrema destra fu protetta dai servizi segreti. Fiumi di sangue in cambio di fiumi di denaro. Giovanni Falcone lo aveva capito e il terrorista Valerio Fioravanti ha infangato la sua memoria anche nel corso del recente processo Cavallini. Nel manifesto abbiamo scritto -continua-: svelare mandanti e depistatori, conoscere i retroscena di Bologna permetterà di capire altri fatti come l'uccisione di Aldo Moro e di Piersanti Mattarella. Ancora oggi sono in tanti a fare di tutto per nascondere la verità".

Grazie soprattutto all'impegno della stessa associazione, che quest'anno compie quarant'anni di attività nel segno della memoria e della ricerca definitiva di verità su quanto accaduto a Bologna nel 1980, nella città emiliana è infatti iniziato ad aprile un nuovo processo, stavolta per svelare definitivamente i mandanti della strage. Fondamentale anche l'impegno dei familiari per la digitalizzazione degli atti, anche se c'è ancora molto da fare, come ammette lo stesso Bolognesi. "Ringrazio il lavoro dei giudici impegnati in questi mesi in un processo impegnativo e dai ritmi serrati -ha aggiunto infine il sindaco Merola, che ha consegnato al presidente dell'associazione, prima del corteo, il Nettuno d'Oro, importante riconoscimento cittadino-. Non è mai troppo tardi per cercare tutta la verità e avere così giustizia completa".

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