Bologna, due chirurghi indagati per la morte di una donna: “Intervento di routine finito in tragedia”

Un intervento di routine, eseguito in un contesto considerato sicuro, si è trasformato in una tragedia. Barbara Bassi, 48 anni, medico legale in servizio all’ospedale Maggiore di Bologna, è morta durante un’operazione che non avrebbe dovuto presentare particolari complicazioni. Per il suo decesso, avvenuto lo scorso 17 ottobre nella stessa struttura in cui lavorava, due chirurghi sono ora indagati per omicidio colposo.
L’intervento, programmato per la rimozione laparoscopica di una cisti epatica, avrebbe dovuto essere di lieve complessità. In realtà però qualcosa è andato storto. Secondo i primi accertamenti, la dottoressa sarebbe morta per shock emorragico causato dalla rottura di una vena, ma solo l’autopsia potrà chiarire con precisione le cause e le eventuali responsabilità.
Il pubblico ministero Marco Imperato ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e responsabilità medica. Oggi sarà conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale Giovanni Cecchetto, che dovrà stabilire le dinamiche dell’intervento e verificare se l’errore umano abbia avuto un ruolo decisivo.
La famiglia di Bassi, assistita dall’avvocata Chiara Rinaldi, ha sporto denuncia ai carabinieri di San Lazzaro. La legale ha nominato come consulente di parte la dottoressa Donatella Fedeli, mentre anche i due medici indagati potranno affidarsi a propri esperti. Intanto la polizia giudiziaria ha sequestrato la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria.
Secondo quanto ricostruito, la dottoressa avrebbe dovuto sottoporsi a una colecistectomia per la rimozione dei calcoli, ma prima dell’intervento sarebbe stata individuata una grossa cisti al fegato. Uno dei due chirurghi, appartenente a un’unità interdipartimentale del Maggiore collegata al Sant’Orsola, avrebbe deciso di procedere alla rimozione in laparoscopia. Pochi istanti dopo, le condizioni della paziente si sono aggravate irrimediabilmente.
Le indagini ora dovranno chiarire se la decisione di operare in quelle condizioni fosse appropriata, se fossero stati effettuati tutti gli esami preoperatori necessari e, soprattutto, se la complicanza che ha portato alla morte fosse prevedibile o evitabile.
Barbara Bassi era una figura molto nota negli ambienti medico-legali emiliani. Descritta da colleghi e amici come una professionista brillante e una persona generosa, aveva lavorato anche per l’Inps e in diversi istituti universitari della regione. Aveva scelto di farsi operare al Maggiore proprio perché si fidava dell’équipe con cui collaborava ogni giorno.