Bari, bimba di 9 mesi affetta da Sma 1: colletta di 2 milioni di euro per provare a salvarla

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Rossana Messa e Pasquale Nigri – rispettivamente mamma e papà della piccola Melissa, bimba di Monopoli a cui è stata diagnosticata ina Sma di tipo 1 – hanno avviato una raccolta fondi da 2,1 milioni di euro per provare ad acquistare il farmaco più costoso del mondo, lo Zolgensma, che potrebbe darle una speranza.

Quando, circa due mesi fa, Rossana Messa e Pasquale Nigri – rispettivamente mamma e papà della piccola Melissa di Monopoli – hanno appreso che la figlia è affetta da Sma di tipo 1, una gravissima malattia degenerativa, è caduto loro il mondo addosso. I due genitori però non si sono arresi all'idea che la piccola dovesse essere condannata a una vita di enormi sofferenze e ora che di mesi ne ha 9 hanno deciso di tentare il tutto per tutto, avviando una raccolta fondi per sottoporre la bambina a una cura costosissima, l'unica in grado di darle una speranza. La campagna di crowdfunding è stata chiamata "Un Futuro per Melissa" e servirà a tentare di raccogliere 2,1 milioni di euro, quanti ne servono per acquistare un farmaco costosissimo, il Zolgensma.

Zolgensma (prodotto da AveXis, società del gruppo Novartis) è un farmaco molto promettente e si è dimostrato efficace proprio sui neonati affetti da Sma di tipo 1: a seguito dell'approvazione dell'ente regolatore europeo, l'Aifa ha limitato per il momento la sua somministrazione alla fascia 0-6 mesi, ed è tutta qui l'incredibile beffa per Melissa, alla quale la malattia è stata diagnosticata a 6 mesi e 28 giorni. Per questo – a norma di legge – la bambina è esclusa dall'utilizzo gratuito del medicinale e dovrà quindi acquistarlo sul "mercato" statunitense a oltre 2 milioni di euro.

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Se i genitori riuscissero a raccogliere quell'incredibile somma di denaro, tuttavia, difficilmente potrebbero acquistare lo Zolgensma, prodotto che naturalmente non è reperibile nelle normali farmacie e che molto difficilmente un medico si assumerebbe la responsabilità di somministrarle fuori tempo massimo e correndo enormi rischi.

La speranza più concreta è quindi quella che, raccontando la storia di Melissa, il legislatore intervenga: il farmaco infatti si può ora utilizzare in rari casi, e solo dopo un'attentissima valutazione, tra i zero e i sei mesi di vita di un neonato ma la speranza è che quel limite venga allargato, tenendo fermo il peso massimo di 21 chili (in cui la piccola Melissa rientrerebbe a pieno titolo). Una risposta definitivo potrebbe in tal senso arrivare dal Ministero della Salute non prima di febbraio: nel frattempo, però, i genitori della bambina continueranno con la raccolta fondi e la preziosissima opera di sensibilizzazione per dare una speranza alla figlia e a quanti, in futuro, dovessero trovarsi a vivere lo stesso dramma.

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