Un giovane papà ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto nel weekend nell'Aretino. La vittima è Shpetim Halili, trentacinquenne di origini albanesi da anni residente in Italia, sposato e padre di un bambino di un anno e mezzo. La dinamica dell’incidente mortale non è ancora chiara. L’uomo dopo il lavoro stava percorrendo la strada regionale 71 da Arezzo verso Capolona, dove viveva, in sella a uno scooterone quando è avvenuto lo schianto all'altezza di Sitorni. Come ricostruiscono i quotidiani locali, la polizia ha posto sotto sequestro sia lo scooterone della vittima che l'auto, una Fiat 500 L, che sarebbe coinvolta nell’incidente. Sarà compito degli inquirenti capire se il motorino sia caduto a terra prima del contatto con l'automobile o successivamente. In attesa che il conducente dell’auto fornisca la propria versione dei fatti è stato aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio stradale, come da prassi. Dopo l’incidente sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno fatto il possibile per rianimare il trentacinquenne, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Gli operatori non hanno potuto fare altro che constatare la morte di Shpetim .

La giovane vittima faceva il pizzaiolo in un locale di Arezzo – La giovane vittima faceva da quasi venti anni il pizzaiolo nel ristorante del centro storico di Arezzo MiVà di Più. Era arrivato in quel locale quando era ancora un ragazzino e per il proprietario era praticamente uno di famiglia. E chi lo conosceva lo descrive come un giovane semplice, ironico e autoironico, lavoratore instancabile e dedito alla famiglia. Da poco aveva acquistato casa a Capolona, dove viveva con la moglie e il figlioletto, e faceva avanti e indietro con lo scooter dal lavoro.

Il datore di lavoro: "Per me era come un figlio" – “Era un ragazzo bravo, attaccato alla famiglia e affezionato al lavoro, per me era come un figlio”, ha detto commosso al quotidiano La Nazione il titolare della pizzeria. “Era arrivato in Italia dall’Abania 17 anni fa, lo presi da una casa famiglia e gli detti un lavoro, così come ho fatto con tanti altri ragazzi. Poi ognuno prende la sua strada, ma Sheptim era rimasto con me, uno di famiglia, un figlio che tutti avrebbero voluto avere. Gli avevo fatto da testimone di nozze, anni fa era stato anche suo padrino per la cresima italiana”. Sabato sera il giovane ha staccato dal lavoro intorno a mezzanotte, ha salutato i colleghi e chiamato la moglie per dirle di prepararsi per andare a fare due chiacchiere con gli amici. “Io dovevo partire per Napoli per partecipare a una comunione, lui mi ha preso in giro: fra sfogliatelle e babà torni ad Arezzo col pancione, mi ha detto ridendo. È l’ultima immagine serena che ho di lui”, ha aggiunto il datore di lavoro.