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Alla Procura di Palermo una talpa informava i boss su indagini: incastrato con virus sul cellulare

Si tratta di un commesso giudiziario addetto al trasporto dei fascicoli delle inchieste. È stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento continuato e aggravato. Secondo gli inquirenti, era diventato “il punto di riferimento” per i diversi criminali tra cui boss mafiosi.
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A cura di Antonio Palma
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Alla Procura di Palermo agiva una talpa che, accedendo ai documenti e fascicoli di indagine per il suo lavoro, li avrebbe messi a disposizione della criminalità siciliana. L’uomo è stato scoperto dalla polizia grazie a un virus che gli inquirenti hanno installato sul suo cellulare dopo gravi sospetti sul suo operato. L’uomo è stato arrestato nelle scorse ore con l’accusa di favoreggiamento continuato e aggravato.

Si tratta di un commesso giudiziario addetto al trasporto dei fascicoli delle inchieste dalle segreterie dei vari Pm palermitani agli altri uffici del Tribunale. In questa veste avrebbe avuto accesso ad atti secretati, riuscendo a informare gli indagati di quanto stava avvenendo a loro carico.

Secondo l'accusa, infatti, invece di limitarsi a trasportare i vari fascicoli, l’uomo li avrebbe consultati, fotografandoli col telefonino per portarli fuori dal Tribunale e passarli poi ai diretti interessati. In questo modo avrebbe diffuso notizie su atti coperti dal segreto ad esempio come le intercettazioni autorizzate dai magistrati, con evidente e grave danno a diverse inchieste.

Grazie alla sua posizione, secondo gli inquirenti, era diventato “il punto di riferimento per i diversi soggetti del circuito criminale palermitano che intendevano verificare l’esistenza e lo stato di indagini a loro carico". Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotte dalla Squadra mobile della Questura e dalla sezione di Polizia giudiziaria della Polizia di Stato, si sono avvalse di un trojan che la polizia è riuscita a installare nel cellulare dell’indagato.

L’arresto dell’uomo infatti è arrivato dopo che la polizia ha scoperto dal virus che il commesso avvertiva gli indagati del fatto che fossero intercettati. Secondo l'accusa, tra i vari atti che avrebbe rivelato anche uno che coinvolgeva un boss mafioso. L'uomo infatti è accusato si aver passato un hard disk con informazioni su una indagine di mafia al nipote di un capomafia.

Per questo l’operazione, che ha incluso anche diverse perquisizioni domiciliari, è stata resa "urgente e necessaria per la tutela di numerose e importanti investigazioni", come  ha spiegato il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, aggiungendo:  "L'operazione fa parte di una più ampia attività, da sempre prioritaria per la Procura di Palermo, volta a salvaguardare la riservatezza delle delicatissime indagini trattate e, quindi, alla individuazione di ‘talpe’ che, ciclicamente, cercano di interferire nella corretta amministrazione della giustizia".

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