È dedicata al coraggio delle parole secondo lo scrittore francese Albert Camus la prima puntata di Braveheart, il nuovo format video, nato dalla collaborazione tra Facebook e Ciaopeople, la società editrice di Fanpage.it, The Jackal, Cookist e Ohga, che vede come protagonista Roberto Saviano. L'autore di "Gomorra" ogni settimana a partire da oggi racconterà le storie di persone e momenti pieni di grande coraggio, in tutto il mondo e attraverso gli anni, in episodi dalla durata di 5 minuti ciascuno. Il focus del primo appuntamento è dunque su Albert Camus, che Saviano definisce "uno degli scrittori più coraggiosi che abbiamo mai conosciuto. Ho divorato le sue opere, letto i suoi articoli, le sue lettere. Questo per me è conoscerlo".

Saviano parte da una frase, quella che i lettori di Camus "odiano di più. Dopo aver vinto il premio Nobel, uno studente di sinistra lo avvicina e gli chiede: ‘Lei è d'accordo con la guerra d'Algeria?'. Camus, algerino di origine francese – sottolinea lo scrittore napoletano -, e l'Algeria era una colonia francese, ebbe il coraggio di rispondere: ‘In questo momento si lanciano bombe sui tram ad Algeri. Mia madre potrebbe trovarsi su uno di questi tram. Se questa è la giustizia preferisco mia madre'". Una frase, questa che fece scandalo all'epoca. Stiamo parlando della fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta. "Camus – continua Saviano – fu visto come l'amico degli invasori, il traditore della causa algerina, un imperialista. In realtà, Camus voleva dire con questa frase: ‘Se mia madre, solo perché di origine francese, deve essere costretta a lasciare l'Algeria, dove ha sputato sudore e sangue, allora io non sto con la vostra giustizia ma con mia madre'. Le Monde creò un caso internazionale, ma anche in questo caso Camus fece una scelta coraggiosa. Non ritrattò, non occhieggiò. Aveva un'idea avanzatissima per quell'epoca. Pensava che l'indipendenza algerina sarebbe stata nient'altro che una concessione che i francesi facevano ai nuovi padroni. Complici, in qualche modo, del potere coloniale".

Il coraggio di Camus è tutto qui, secondo Saviano: "Camus sognava la possibilità di tenere Francia e Algeria insieme. In un'unica Repubblica democratica e quindi alla ricerca di una vera democrazia, di un nuovo inizio insieme. Con l'indipendenza invece Camus temeva che ci sarebbe stata una parvenza di autonomia ma che i vecchi padroni sarebbero rimasti. Camus vive un conflitto interno enorme: il mondo comunista, in cui si è sempre riconosciuto, è un mondo totalitario. E lo sa. All'epoca gli intellettuali comunisti riconoscevano all'Unione Sovietica una alternativa accettabile alle ingiustizie del Capitalismo. Camus non cade in questa trappola. Non si lascia ridurre alla scelta tra i due contendenti. Non gli piacciono le divisioni  manichee della realtà. La vita è più complessa. Camus è straniero a tutto. Gli algerini lo considerano francese, i francesi lo considerano algerino. I comunisti lo considerano reazionario, i conservatori lo considerano comunista. Ciò che gli interessa è la complessità della dimensione umana. Questa è la grandezza della sua scrittura. Albert Camus ha misurato palmo a palmo il territorio in cui si muove un narratore, il suo limite doloroso, la sua grazia, e lo ha fatto con le parole. Parole che non sconfiggeranno la fame, che non fermeranno le guerre, che non annienteranno i virus, ma parole che arriveranno ai lettori. È solo sulla responsabilità dei lettori che Camus scommette, su ciò che i lettori potranno fare contro il potere. Questo è il compito della parola. Esiste la bellezza ed esiste l'inferno degli oppressi, per quanto possibile vorrei rimanere fedele ad entrambi. Questo è Camus: guardare la ferita e cercare la possibilità di guarirla".